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Spalletti: “Scudetto? Bisogna giocare un buon calcio…”

Per lui è un ritorno nella Capitale dopo l'esperienza, e tre trofei vinti, dal 2005 al 2009.

ROMA – Luciano Spalletti, neo allenatore della Roma dopo l’esonero di Rudi Garcia, ha rilasciato una lunga intervista al sito del club giallorosso. Per lui è un ritorno nella Capitale dopo l’esperienza, e tre trofei vinti, dal 2005 al 2009.

Bentornato alla Roma Luciano…
Grazie, io non ho mai cancellato: non ho mai lasciato la Roma nel mio sentimento.

Ci descrivi le tue emozioni in questo momento?
Hai detto bene, sono emozionato perché so quello che è il valore di questa città, di questa Società e di questa squadra: lavorare con gente di valore mi emoziona.

Hai mai pensato che questa opportunità ti si potesse ripresentare?
Nel calcio ho visto cose che non pensavo avvenissero nella realtà. Per me la speranza c’era perché Roma è un posto stupendo.

Ci sono stati diverse voci su un tuo ritorno a Roma. Quando hai iniziato a prenderle sul serio?
Quando ho ricevuto la telefonata del direttore, Walter Sabatini.

Com’è stato il tuo incontro con Pallotta? Qual è stato l’argomento che avete approfondito di più?
Ho trovato una persona che ha un entusiasmo eccezionale e che nonostante la distanza ha a cuore le sorti della nostra squadra, della nostra città e dei nostri colori. Ho trovato una persona che fa discorsi di programmazione futura e questo è l’aspetto più importante da trasferire del nostro Presidente. La gente spesso pensa che chi vive lontano possa prendere queste esperienze come un gioco, un divertimento, ma per lui la Roma una cosa di cuore e questa è la cosa più importante.

Pallotta ha una serie di progetti molto ambiziosi con la Roma, sia dentro sia fuori dal campo: ne avete parlato nel vostro incontro?
Mi ha descritto tutta la sua programmazione e le sue ambizioni di crescita della Società: il Presidente è uno che guarda al futuro e vuole lavorare bene sin da adesso. Dettaglio molto importante per noi.

Tante cose sono cambiate dalla tua prima esperienza a Roma. Da quando sei andato via quanto hai seguito i progressi dentro e fuori dal campo che questa Società ha compiuto?
Come ho già detto, non mi sono mai staccato da Roma. Con la mia famiglia non siamo stati presenti solo per un anno, ma mio figlio è poi tornato per studiare: è un tifoso della nostra squadra, segue tutte le vicende. Conosco diverse cose, è cambiata molto la squadra, so che è stato fatto un bel lavoro di ristrutturazione, in generale, e per certi era anche una cosa necessaria.

C’è un momento in particolare che ti fa emozionare di più quando pensi alla tua prima esperienza con la Roma?
Se penso al mio trascorso con la Roma mi fa emozionare tutto, perché l’ho vissuta intensamente quella esperienza. Ci sono stati vari passaggi ed è un pezzo importante della mia vita, sia dal punto di vista professionale sia da quello umano. Quelle notti giocate con lo stadio pieno in Champions non le dimenticherò mai. Anche l’inno cantato dallo stadio non l’ho mai dimenticato.

Se potessi tornare indietro e fare una cosa diversamente, quale sceglieresti?
È un gioco che non sono abituato a fare, non serve buttare energie per quello che è stato, ma portarsi dietro la storia è importante per il futuro. Voglio lavorare bene sin da subito, attingere alle esperienze passate, certo, ma un momento in particolare è bene non elencarlo e lo tengo per me.

Che idea hai della squadra che stai per guidare?
Quest’anno non abbiamo altra scelta, il campionato ha evidenziato che ci sono squadre che giocano bene: la nostra è buona e bisogna giocare un buon calcio per essere al livello degli altri. Abbiamo fatto dei passi avanti su quello che è il confronto in Europa, lì molte squadre iniziano con la palla dal dietro, stanno corte sul campo, sanno fare il fuorigioco, sanno pressare alto: questo gruppo ha le caratteristiche per farlo e lo ha fatto con Garcia. La mia attenzione va in questa direzione: diventare una squadra che gioca un buon calcio.

Ti sei preso una pausa dal calcio dopo aver lasciato lo Zenit. Questo periodo ti ha ricaricato in vista della nuova avventura che stai per intraprendere?
Questo è il mio lavoro: non avevo bisogno di ricaricarmi, mi piace. Mi dà un po’ di tensione ma è naturale. Svolgo questa professione con sentimento e sono felice di essere tornato a fare il mio lavoro, se fosse capitata una situazione così bella prima magari lo avrei fatto in precedenza.

Quale sistema di gioco hai intenzione di utilizzare? Pensi ci sia bisogno di tempo per far assorbire ai giocatori la tua idea di calcio?
Il calcio è difficile poterlo cambiare come se fosse un interruttore. Penso che questo momento della Roma sia soprattutto mentale. Spero che ritoccando i tasti giusti e parlando in maniera pulita e chiara alla squadra si possa ritrovare quello spirito e quel carattere, aspetti che vanno in evidenza prima dei numeri e dei moduli.

Quanto ti emoziona tornare all’Olimpico da allenatore della Roma?
Ancora non so cosa accadrà e questa è una risposta che darò dopo aver avuto l’impatto con quella partita.

Hai avuto sempre un grande rapporto con i tifosi: quanto è importante il loro sostegno per tornare a vincere con la Roma?
I nostri tifosi possono dare molto alla squadra, tutti lo sappiamo. Abbiamo un numero eccezionale di sostenitori e averli al nostro ci darà una spinta superiore rispetto a quella che noi riusciamo a mettere sul rettangolo verde di gioco. Ma loro apprezzano l’impegno, la disponibilità, il sudore e la lotta: solo se metteremo in campo questi ingredienti avremo il loro assenso.

I tifosi si sono detti molto contrariati a causa dell’inserimento delle barriere in Curva Sudda parte della autorità. Pensi che i calciatori abbiano sofferto l’assenza dei loro sostenitori?
L’ambiente di Roma è particolarmente soggetto a sentire questo affetto trasmesso dai nostri sostenitori e senza di loro viene a mancare qualcosa, fanno parte della nostra storia, del nostro vivere quotidianamente il lavoro. Possono dare molto alla nostra squadra.

Molti dicono che Roma è un ambiente molto difficile da gestire: sei della stessa opinione, considerando che qui hai vinto due Coppe Italia e una Supercoppa?
È un ambiente difficile, proprio per la serie di componenti appena elencate. Ci sono molti innamorati della Roma e quando c’è un sentimento così forte dobbiamo saper esibire una professionalità importante, perché loro vogliono questo e allo stesso tempo può influenzare e creare un disturbo all’interno della squadra. È una situazione avvolgente quella dei nostri tifosi, che ti può dar tanto ma allo stesso tempo togliere molto.

Siamo a metà stagione e la Roma si trova a 7 punti dalla vetta. È ancora realistico parlare di Scudetto?
Quello di cui si può parlare è di quello che viviamo giorno dopo giorno: abbiamo la nostra situazione e dobbiamo riguadagnarci il rispetto di tutti quelli che ci guardano. Sento fare troppi discorsi a troppa gente. Dobbiamo lavorare in maniera seria e far sì che poi il nostro lavoro determini una serie di possibilità future. Non dipenderà, però, solo da noi. Quando si è dietro di qualche punto come in questo momento dipenderà anche dall’andamento avversarie, ma noi abbiamo l’obbligo di provare a dare il massimo sempre.

L’ultima: hai un messaggio per i tifosi che sono così entusiasti del tuo ritorno?
Il messaggio è lo stesso che ho mandato quando sono venuto la prima volta a Roma: io arriverò presto a Trigoria, andrò via tardi e tutto il tempo passato lì sarà per di dare un contributo alla nostra squadra e alla nostra Società. E Forza Roma.