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Totti: malattia o filosofia? Dotto-Caracciolo sulla Gazzetta

ROMA – Totti: malattia o filosofia? Dotto-Caracciolo sulla Gazzetta. Icona irraggiungibile per un paio di generazioni, “grande bellezza” senza tempo, Totti non si discute si ama. O ex campione ingombrante, “pupone” viziato dalla stessa città che lo idolatra, Totti pensa più a se stesso che a una Roma in cerca di se stessa? Nella fenomenologia del tottismo, categoria morale applicata al calcio, il numero 10 è al centro di una dicotomia non ricomponibile: malattia o filosofia, si chiede la Gazzetta dello Sport che gli dedica le 4 pagine iniziali.

Un quarto di secolo di calcio del Capitano della Roma, tra fede acritica concentrata soprattutto all’interno del raccordo anulare e tra gli esteti che se ne fregano di quanti trofei abbia in bacheca, e detrattori che lo invitano a togliere il disturbo perché “bisogna abbandonare le cose ci abbandonano”. In mezzo un pallone che rotolando fuori dagli stadi ha invaso tv e immaginario collettivo per cui gli eroi della pedata son diventati le divinità dell’italiano medio (nota Massimo Cecchini).

Una divinità della porta accanto, un mito tascabile, anche questo è Totti, dalle gaffes in romanesco all’autoironia delle “Barzellette su Totti” che lo hanno imposto come santo o sindaco subito, la bella moglie stellina della tv, le solari gesta sul campo, l’Olimpico il suo giardino preferito…

Di seguito Lucio Caracciolo (autorevole direttore della rivista di geopolitica Limes) e Giancarlo Dotto (scrittore e giornalista fu anche esegeta di Carmelo Bene) si cimentano nel duello sul tottismo proposto dalla Gazzetta. “Distruggere Totti sa di follia pura. E’ la nostra storia”, l’articolo del primo. “Roma che lo adora lo ha trasformato in un vero nemico”, replica il secondo.

TOTTI SÌ, DI LUCIO CARACCIOLO: — Distruggere Totti sa di follia pura, è la nostra storia. Discutere Totti? Significa non capir nulla di calcio. Ma passi. Distruggere Totti? Qui entriamo in ambito clinico. Pura follia. Eppure è quanto sta accadendo puntualmente alla Roma. Dove non si capisce chi comandi, con un presidente assente e una pletora di dirigenti delegittimati o in partenza. E Spalletti nelle vesti di dittatore, funzione eccessiva per qualsiasi tecnico, anche se di notevolissimo ego e di prorompente quanto esoterica dialettica.

TOTTI NO, DI GIANCARLO DOTTO — Roma che lo adora lo ha trasformato in un vero nemico. Se c’è oggi un nemico della Roma, questo si chiama Francesco Totti. Suona male? Malissimo. Una bestemmia? Enorme. Ma qualche volta i blasfemi sanno quello che imprecano. L’idolatria di Roma per Totti sta uccidendo la Roma. (Lucio Caracciolo, Giancarlo Dotto, Gazzetta dello Sport)