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Sara Errani positiva al doping: anastrozolo nell’esame delle urine

Sara Errani positiva al doping: anastrozolo nell'esame delle urine

Sara Errani positiva al doping: anastrozolo nell’esame delle urine

ROMA – Sara Errani è risultata positiva al doping. La tennista non ha passato un esame delle urine, in cui è stato trovato uno stimolatore ormonale, l’anastrozolo, normalmente usato per i carcinomi al seno. Potrebbe trattarsi di una contaminazione da integratori o uno squilibrio metabolico, e intanto che la situazione è in via di chiarimento la Federtennis italiana le è rimasta accanto.

Marco Bonarrigo e Gaia Piccardi sul Corriere della Sera scrivono che nelle urine della campionessa italiana in un controllo che risale ai primi mesi dell’anno sono state trovate tracce di arimidex, nome commerciale anastrozolo, che è uno stimolatore ormonale e metabolico:

“Non ci sono alternative posologiche al suo utilizzo (viene usato per trattare il carcinoma mammario in post-menopausa). In assenza di esenzione terapeutica, poiché fa parte dell’enorme e variegata famiglia degli steroidi anabolizzanti, è considerato doping. C’è un precedente di anastrozolo nella storia recente dello sport italiano: il 35enne canottiere azzurro Niccolò Mornati, cui alla vigilia dei Giochi di Rio de Janeiro fu imposto uno stop di quattro anni dal Tribunale nazionale antidoping, dimezzato (a fronte della presentazione di un imponente dossier) in appello. E 15 positività registrate nel mondo. Tutte sanzionate”.

Intanto la tennista prepara la sua linea difensiva e al suo fianco, convinta della sua buona fede, c’è la Federtennis Italia.

“Poiché Sara è considerata una fondamentale risorsa del nostro tennis — è una 30enne d’esperienza in grado di traghettarci dai vecchi successi ai nuovi talenti —, convinta della sua buona fede, la Federtennis italiana non ha abbandonato la campionessa, che ha approfittato dei mesi tra la non negatività e l’imminente annuncio dell’Itf per mettere a punto con una squadra di avvocati e medici (endocrinologi e specialisti) la linea difensiva. Sarà la stessa Errani, in settimana, a spiegare cosa è successo. Fatte le debite proporzioni (perché di situazione ben diversa si tratta), nella scia del caso Sharapova: il 7 marzo 2016, infatti, la russa aveva annunciato di essere risultata positiva al meldonio in un controllo durante l’Australian Open. Il caso Errani non è il caso Sharapova, però anche Sara vuole prendere in mano il suo destino, affrontando l’opinione pubblica con le spiegazioni necessarie.

Se la strategia difensiva riguarderà l’ipotesi di una contaminazione da integratori, un’esenzione terapeutica presentata in ritardo o in modo non corretto, uno squilibrio metabolico, lo sapremo presto. Ora, qui, è importante ricordare le parole con cui Sara si accomiatò dall’ultimo Australian Open, lo scorso gennaio, dopo il ritiro al secondo turno con la russa Makarova: «È vero che ho cambiato coach e allenamenti, però mi sto facendo male troppo spesso. Voglio tornare in Italia e fare analisi più approfondite»”.

 

 

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