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Stephen Appiah: “Io e Buffon eravamo l’incubo di Thuram…”

ROMA – “Mi sento – racconta l’ex juventino Stephen Appiah– ancora con molti miei ex compagni come Cannavaro, Buffon, Del Piero, Ferrara, Nedved e Pessotto. Gigi è un ragazzo straordinario: con lui organizzavamo un sacco di scherzi nello spogliatoio a Thuram e facevamo di tutto per rendere allegri i compagni. Lilian soffriva il solletico e noi due eravamo diventati il suo incubo. E’ incredibile come Buffon si diverta ancora in campo come un bambino: gli anni non passano mai per lui. Nedved si vedeva già che avrebbe fatto una carriera da dirigente: la sera non usciva mai, era serissimo e riempiva di consigli i più giovani. Era sempre sul pezzo. Con Gigi lo chiamavamo il fantasma perché quando uscivamo la sera non c’era mai…”.

BADU “Da anni sta facendo benissimo a Udine. Quest’anno ha imparato anche a segnare e sono convinto possa arrivare in un grande club. So che il Liverpool lo aveva cercato. Può essere un leader sia a Udine che in nazionale. Ogni tanto gli scrivo degli sms per incoraggiarlo. E’ il mio erede? Glielo auguro. Mi piace moltissimo: lotta e segna, un po’ come facevo io”.

ROBERTO BAGGIO“Ho giocato con tanti grandi campioni, ma Roby è stato il più grande in assoluto. Rendeva facile ogni giocata. Una classe immensa e un senso del gol da centravanti. La sua dote più grande era l’umiltà. Baggio era sempre disponibile e gentile con tutti, dai tifosi ai compagni di squadra. Ti metteva a tuo agio con uno sguardo”.

UDINESE “Sono arrivato in Italia a sedici anni e non parlavo neanche una parola d’italiano. Speravo di diventare un calciatore professionista e devo ringraziare Alberto Zaccheroni che ha creduto in me. Tengo ancora il giornale in cui dichiarò a Pozzo di blindarmi nello spogliatoio per non farsi sfuggire un campione. Zac mi lanciò in una partita amichevole contro l’Austria Vienna e fatto diventare giocatore. Il mio connazionale Gargo mi insegnava l’italiano e pagava i vestiti: non avevo mai mangiato la pasta prima di arrivare in Italia. Spesso Calori mi portava a cena a casa sua per non farmi sentire la mancanza della famiglia”.

MAZZONE“Ci trattava come fossimo suoi figli. Devo molto a papà Carlo come lo chiamavo scherzando. Con lui a Brescia sono esploso e arrivato alla Juventus”.

LIPPI“Aveva un carisma incredibile. Un vincente nato, ma di grande umiltà. Mi ricordo che il mio primo giorno alla Juve avevo gli scarpini slacciati e si chinò per sistemarli. Ero incredulo: un mister come lui, che aveva vinto tutto, faceva un gesto simile verso di me”.

CAPELLO “O lo ami o lo odi. E’ molto diretto con tutti i giocatori, anche se non dà molta confidenza. Vuole vincere sempre e riesce a trasmettere una carica incredibile”.

GOL SPECIALI “La rete all’ultimo minuto che ci regalò la vittoria contro il Milan nel 2003. Giocavo a Brescia e a fine partita Galliani è sceso negli spogliatoio per abbracciarmi e farmi complimenti. Il più bello? Quello contro il Cagliari su assist di Ibra”.

FUTURO“Ho fatto parte dello staff della Nazionale per il Mondiale in Brasile. Respirare il clima della Nazionale è sempre speciale, ma mi piacerebbe scovare nuovi talenti e aiutarli ad arrivare nel calcio europeo. Non ho dimenticato le mie origini e sono legatissimo al mio paese. Per questo vorrei essere utile a molti ragazzi, mettendomi a loro disposizione”.


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