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Vincenzo Nibali ipoteca Giro Italia: maglia rosa capolavoro

ROMA – Il campione d’Italia Vincenzo Nibali è la nuova maglia rosa del Giro dopo la 20/a e penultima tappa, da Guillestre a Sant’Anna di Vinadio, di 134 chilometri.

Alla vigilia della passerella di Torino di domani, Nibali ha le mani sul Giro. Nibali, che scontava un ritardo di 44″ dal primo in classifica, il colombiano Esteban Chaves, con un’azione in salita partita a 15 chilometri dal traguardo di sant’Anna di Vinadio, ha staccato il rivale anticipandolo all’arrivo di 1’35”.

Una delle ultime imprese porta proprio la sua firma, quando al Giro 2013, già certo del successo, conquistò nella tormenta la terribile tappa sulle Tre Cime di Lavaredo.

Per Vincenzo Nibali non è quindi una novità sottolineare con imprese d’altri tempi le sue vittorie nei grandi appuntamenti, come ha fatto oggi strappando la maglia rosa a Chaves nell’ultima e forse più difficile tappa del Giro. Il campione di Messina iscrive il suo nome nell’albo delle grandi gesta del ciclismo.

Tra le mille imprese di Fausto Coppi, una delle più citate è la fuga di quasi 200 km compiuta nella tappa Cuneo-Pinerolo del Giro del 1949, ritenuta da alcuni la più leggendaria della corsa rosa e, forse, del ciclismo.

Da solo affrontò cinque colli, Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, arrivando al traguardo con 12′ di vantaggio su Gino Bartali. Quel giorno Dino Buzzati scrisse:

“Non rivedremo piu’ che due corridori fino alla fine, il fuggiasco e l’inseguitore, due eroi che si disputano il regno”. Oltre dieci anni prima, al Giro ’37, il toscano Bartali domò le Dolomiti, staccando tutti sui passi Rolle e Costalunga ed arrivando al traguardo di Merano con 5′ di vantaggio che gli garantirono la vittoria nella maglia rosa.

Si passa poi al 1956 – ancora il Giro, ancora la neve – quando il lussemburghese Charly Gaul si impose sul Monte Bondone, conquistando la maglia rosa che portò fino alla fine. Una tempesta di neve costrinse al ritiro gran parte dei corridori, Gaul tenne duro e arrivò da solo al traguardo, semiassiderato.

Non da meno, anzi, fu però Fiorenzo Magni, che arrivò con la spalla fratturata e il manubrio tenuto con i denti, attraverso un laccio particolare. Aveva ancora qualche capello, Pantani, quando andò all’attacco contro Miguel Indurain ed Eugenio Berzin sulle Dolomiti nel Giro del ’94. Quando vinse la prima tappa all’Aprica aveva la faccia seria: “Domani ci riprovo”.

‘Domani’ c’era il Mortirolo. E fu subito leggenda. Un’altra del Pirata: al Giro 1999 fu costretto a fermarsi per salto della catena a 10 km dall’arrivo al Santuario di Oropa, salvo poi tornare sugli avversari e superarli uno a uno prima di vincere per distacco.

Un passo indietro nel tempo per trovare Eddy Merckx, forse il più forte di sempre, e ritrovare le Tre Cime, nel Giro del 1968: in una giornata di neve e gelo, il Cannibale non fece prigionieri.

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