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Wimbledon, in finale Andy Murray sifda Milos Raonic

LONDRA – Wimbledon, la finale di domenica 10 luglio sarà tra Andy Murray e Milos Raonic. E già aleggia una rivalità che risale agli anni ’80, quella tra Ivan Lendl e John McEnroe, coach dei due finalisti. In meno di due ore, con un triplice 6-3, lo scozzese Murray, numero due del seeding, liquida il ceco Tomas Berdych, meritandosi la terza finale a Wimbledon, l’11esima in uno Slam.

“Sono ovviamente molto contento – le parole dello scozzese, tornato ad allenarsi con Lendl. Arrivare in finale a Wimbledon è già un’impresa e più si invecchia più aumentano le incertezze. Ma aumenta anche l’esperienza, determinante per gestire certe fasi del match”.

Sulla sua strada lo attende Milos Raonic, che al terzo tentativo conquista la sua prima finale in un Major. In cinque set il canadese favorito n.6 ha prevalso su Roger Federer, che mai aveva perso una semifinale delle undici giocate sull’erba londinese. Un match che ha lasciato più di un rimpianto al campione svizzero. “Adesso voglio solo dimenticare”, le sue prime parole dopo il match.

Aveva l’incontro in pugno, se l’è lasciato scappare via. Cruciali i due sciagurati doppi falli consecutivi nel dodicesimo game della quarta frazione: avanti 40-0, lo svizzero cede il servizio, consentendo a Raonic di trascinare il match al quinto set. Al cambio di campo Federer si fa massaggiare un po’ le gambe dal fisioterapista, e quando nel quarto game, nel tentativo di intercettare un passante del canadese, cade pesantemente sul ginocchio sinistro (operato al scorso febbraio), l’epilogo pare scritto.

Federer smarrisce il servizio, e il match (6-3 6-7/3 4-6 7-5 6-3, in tre ore e 24 minuti). “Nel terzo e quarto set lui stava giocando veramente bene, ma ho visto un piccolo spiraglio e mi ci sono infilato – il commento di Raonic, il primo canadese a raggiungere una finale Slam maschile. Mi sono dato la possibilità di vincere un grande torneo: ora mi ci vorrà un pisolino per smaltire questa grande emozione”.

Un ringraziamento speciale va a McEnroe, suo coach da poche settimane. “Mi ha detto: ‘vai, vivi la partita, sii positivo’. Oggi mi ha aiutato tantissimo, come del resto anche Carlos Moya. Adesso cercherò di calmarmi, di vivere bene il momento e concentrarmi sull’obiettivo”. Sono nove i precedenti tra i due, con Murray – in netto vantaggio (6-3) – che si è aggiudicato gli ultimi cinque match, compresa l’unica sfida sull’erba, la finale del Queen’s di giugno. “Ma è stato un incontro molto equilibrato – l’analisi di Murray -. Sta giocando il suo miglior tennis sull’erba, dovrò disputare una grande partita per vincere”.