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YOUTUBE Feyisa Lilesa teme morte, ma Etiopia: “Sarà un eroe”

ADDIS ABEBA (ETIOPIA) – Feyisa Lilesa non dovrà affrontare alcuna accusa. Anzi, una volta tornato in patria riceverà “il benvenuto degno di un eroe”. E’ quanto ha assicurato un portavoce del governo etiope, a proposito del maratoneta che ai Giochi di Rio 2016 ha vinto l’argento tagliando il traguardo con i polsi incrociati nel gesto delle manette in segno di protesta per le persecuzioni contro l’etnia degli Oromo, tribù alla quale appartiene. Ieri Lilesa aveva manifestato il timore di essere ucciso o quanto meno imprigionato se fosse tornato in Etiopia dopo il gesto, diffuso dalle televisioni di tutto il mondo.

Lilesa “non dovrà affrontare alcuna conseguenza per aver manifestato la sua posizione – ha detto Getachew Reda, portavoce del governo, parlando all’emittente Fana Broadcasting Corporate – Dopo tutto, è un atleta che ha assicurato una medaglia d’argento al suo Paese”. Nonostante queste parole concilianti, resta da chiarire se l’atleta tornerà in Etiopia. Dopo la maratona aveva detto ai giornalisti che avrebbe discusso l’eventualità con parenti ed amici. Gli Oromo sono il più grande gruppo etnico dell’Etiopia con circa 40 milioni di persone. Dal novembre 2015 nella loro regione si sono svolte massicce manifestazioni contro il governo, che secondo gli attivisti hanno causato oltre 400 morti. La scintilla dei disordini è stata la decisione di annettere alla capitale Addis Abeba alcuni territori della tribù. Il piano è stato poi abbandonato, ma le manifestazioni sono continuate per chiedere maggiore autonomia.

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