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YOUTUBE Islam el-Shehaby judoka egiziano, no mano a israeliano Or Sasson

RIO DE JANEIRO – Or Sasson, il judoka israeliano, dopo averlo neutralizzato e vinto l’incontro, si avvicina con la mano tesa, dopo aver fatto il tradizionale inchino, al suo avversario egiziano Islam el-Shehaby, per salutarlo. Ma, pesantemente fischiato dal pubblico, l’egiziano arretra in una sorta di balletto e scuotendo la testa, rifiuta di stringergli la mano e i due se ne vanno, impassibili, ognuno nel suo angolo. Richiamato dall’arbitro l’atleta egiziano alla fin fine fa un brevissimo e appena accennato inchino di saluto.

Pochi secondi prima Sasson, 25 anni, aveva appena eliminato el-Shehaby, un salafita ultraconservatore secondo con un ippon, l’equivalente di un ko nella boxe. E’ successo ai 32.mi di finale della gara olimpica di judo dei più di 100 chili, a Rio 2016. L’incidente ha suscitato una grande emozione in Israele, e i media israeliani sono stati i primi a twittare i fermo immagine della mancata stretta di mano, praticamente in tempo reale.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nachshon, ha scritto, sempre su Twitter, che “Israele ha sempre teso una mano di pace e continuerà a farlo”. Nei giorni scorsi, aveva destato rabbia in Israele il comportamento della delegazione del Libano che, all’apertura dei giochi olimpici al Maracanà, il 5 agosto, si era rifiutata di viaggiare sullo stesso autobus degli atleti israeliani. L’incidente che ha coinvolto el-Shehaby e Sasson arriva in un momento in cui i rapporti fra i due Paesi sono sempre più stretti: come evidenzia la riapertura dell’ambasciata egiziana a Tel Aviv, che peraltro di recente ha ospitato il premier Benyamin Netanyahu.

La federazione internazionale di judo ha tenuto a minimizzare l’incidente, parlando di progressi perché un paese arabo ha accettato di partecipare ad una gara con Israele. Certo, rifiutare una stretta di mano è un comportamento antisportivo, ma richiamato dall’arbitro Islam ha fatto l’inchino finale, che è obbligatorio. Visto l’accaduto, una sanzione potrebbe comunque essere presa nei confronti dell’egiziano, che non ha voluto fare commenti. Nessun commento neppure da parte di Sasson.

Nei giorni scorsi, ambienti radicali egiziani avevano spinto el-Shehaby a non combattere contro Sasson. Ma la federazione egiziana di judo ha tenuto a ricordare a tutti che non intende mescolare sport e politica, e l’incontro c’è stato. Quello che è successo dopo “è una decisione personale”, ha precisato. Il portavoce del Cio, Mark Adams, pur rifiutando di esprimersi nei dettagli, ha avuto parole molto dure: “succedono cose non accettabili nel fuoco del combattimento e crediamo che il movimento olimpico debba costruire ponti non erigere muri. Non c’è nessuna scusa per atteggiamenti come questi: è una vergogna quando succede”.

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