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Banca Romana, scandalo di fine ‘800, a teatro per capire il bail in di oggi

ROMA – Banca Romana, uno scandalo di oltre un secolo fa. Al confronto quelli di oggi impallidiscono ma la morale è sempre quella: le banche sono un terreno minato, pericolose non solo per chi affida loro i propri risparmi, ma anche per il sistema politico e per l’intera economia nazionale.

Lo scandalo della Banca Romana, di grande attualità in questi giorni di bail in e bail out è stato ricostruito in una opera di teatro che viene portata in scena, a Roma e a Montalto di Castro, da una compagnia di avvocati e magistrati che da anni mette in scena clamorosi casi giudiziari.

Un singolare Bail in tutto italiano, si è verificato verso la fine del secolo scorso, quando una frenesia edilizia ha investito la penisola e soprattutto Roma, da poco capitale d’Italia.

E’ il boom delle banche che, approfittando del valore dei terreni saliti alle stelle,  partecipano disinvoltamente alle speculazioni urbanistiche finendo ben presto nella voragine dei fallimenti per l’ingordigia dei politici e dei faccendieri loro contigui, tutti molto prossimi alla “sinistra storica” di Giolitti e di Crispi.

Il caso più eclatante fu quello della Banca Romana, uno dei 6 istituti autorizzati a battere moneta

Fondata a Parigi dal Cardinale Bernetti e dal Cardinal Antonelli, (vero padre padrone, quelli dello IOR sono suoi tardi epigoni) la banca, sopravvissuta allo Stato Pontificio, era governata all’epoca da Bernardo Tallongo, proposto Senatore del Regno da Giolitti per i favori elargiti alla classe politica, quasi nessuno escluso.

Il fulcro del malaffare furono i 50.000.000 di lire, svariati miliardi di oggi, stampati clandestinamente a Londra ed allegramente circolanti con lo stesso numero di serie di altrettante banconote, mai effettivamente ritirate dalla circolazione.

Seguirono inchieste parlamentari e giudiziarie.

Come andò a finire?

Una Compagnia teatrale da anni impegnata nella messinscena di celebri processi, “le toghe in giallo”, composta da avvocati e magistrati, lo racconterà giovedi 21 luglio alle ore 21, nell’ambito della rassegna i solisti del teatro presso i Giardini della Filarmonica a Roma, via Flaminia 118; replica sabato 23 luglio a Montalto di Castro, Spazio cinema Alfredo Bini (ex bocciodromo), piazza Generale Dalla Chiesa.

Il testo, scritto da Luigi di Majo, che ne cura anche la regia e dal giudice drammaturgo Gennaro Francione, ripercorre la vicenda in un unico processo simbolico che riunisce le inchieste giudiziarie e parlamentari.

Una occhiata dunque su come l’Italia di Giolitti e Crispi ha risolto il problema dei crediti in sofferenza delle banche.

Con la speranza che Renzi non ne segua l’esempio.

Alcuni termini di attualità a questo punto richiedono delle spiegazioni.

Bail in è  un termine oscuro entrato di prepotenza nel vocabolario politico italiano.

Può essere tradotto come “salvataggio interno” ed è entrato in vigore dal 1.1.16 dopo estenuanti negoziati in seno all’UE.

Recepisce quanto previsto dalla direttiva BRRD (bank recovery and resolution directive) e dovrebbe regolamentare a livello comunitario eventuali crisi bancarie.

La regola, impone ai singoli Stati di provvedere ai propri crediti in sofferenza evitando appunto il bail out, cioè il salvataggio pubblico delle banche.

Paghino azionisti e correntisti insomma.

Da pochi mesi il Bail In è in vigore ed è già motivo di scontri e ripensamenti in seno all’Unione.

Italiani contro tedeschi, francesi contro greci, inglesi, con un piede fuori, contro tutti.

Renzi in special modo, toccato molto da vicino dagli scandali che coinvolgono le  banche, si affretta un giorno si e l’altro pure a rassicurarci sulla bontà dei rimedi escogitati.

C’è poco da stare tranquilli. Il malaffare delle banche in Italia viene da lontano.


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