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Opera di Roma, licenziati orchestra e coro del teatro

ROMA – Dopo gli scioperi che hanno portato all’addio del direttore musicale Riccardo Muti gli orchestrali e i coristi del teatro dell’Opera di Roma sono stati licenziati. Lo ha annunciato il sindaco di Roma, Ignazio Marino, dopo il Consiglio di amministrazione dell’Opera che ha deciso il licenziamento collettivo e la procedura di esternalizzazione. Sono 182 su 460 i dipendenti licenziati. I risparmi si stimano intorno ai 3,4 milioni.

“E’ stata una scelta molto dura e sofferta. Pensiamo che questa strada possa sventare le decisione di una chiusura”,

ha commentato il sovrintendente del teatro, Carlo Fuortes.

“Questo è un modo molto funzionale che può premiare la qualità e innovare il sistema. Non c’è alcun dubbio (e questo riguarda tutti i teatri lirici in Italia) che l’attuale sistema di contrattazione e gli attuali accordi integrativi sono assolutamente contro la produttività, la qualità e sviluppo del teatro. Io credo che le orchestre dei teatri lirici debbano essere considerate l’eccellenza della musica in Italia e sono formate da artisti, non da impiegati o operai. Qui non dobbiamo pensare all’articolo 18, questa è tutt’altra cosa. Qui stiamo parlando di artisti che in qualche modo sono la nazionale della musica”.

Interpellato in merito a timori di lavoratori di altri teatri che questo possa essere un precedente, Fuortes ha risposto:

“Non so cosa faranno gli altri sovrintendenti. Noi eravamo in una situazione molto particolare, che per fortuna non è quella di tutti gli altri teatri. Io sono assolutamente convinto che sia un modello sviluppo che darà grandi risultati”.

“E’ un licenziamento ingiustificato e discriminatorio, c’è un progetto di smantellamento del Teatro dell’Opera. E forse Muti l’aveva capito e per questo se n’è andato. Ma siamo pronti a impugnare la decisione.  Nessuno si fa licenziare per poi accettare un contratto a termine. L’articolo 18 è ancora in vigore”,

ha detto il primo trombone dell’orchestra dell’Opera di Roma, Marco Piazzai, segretario del sindacato Fials-Cisal.

“Si configura per quanto ne sappiamo finora come un licenziamento collettivo. Quando riceverò la lettera mi muoverò. Per ora è un annuncio del Cda. Non so che motivazione economica possano addurre. In Italia non è mai successo qualcosa del genere. Coro e orchestra sono il core business del Teatro”.

Solo 24 ore prima, mercoledì primo ottobre, il ministro della Cultura, Dario Franceschini, aveva twittato:

“Firmato il decreto per riconoscere l’autonomia a #Scala e #SantaCecilia. Ora mi aspetto una scelta coraggiosa e di svolta da #OperaRoma.

 

 

 

 


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