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Paolo Poli morto, addio a grande del teatro

FIRENZE – E’ morto nella serata di oggi 25 marzo il grande attore di teatro Paolo Poli. Avrebbe compiuto fra poco 87 anni. Poli è stato uno dei più importanti attori teatrali italiani, una lunga carriera che è arrivata anche al cinema e in televisione

“Addio Paolo Poli, la sua vita e la sua opera di artista libero e geniale sono un dono di amore per Firenze e per la cultura italiana”. Lo afferma il sindaco Dario Nardella, appresa la notizia della morte del grande attore.

“L’ultimo gesto di quel dono – aggiunge il sindaco della città in cui Poli è nato nel 1929 – l’ha compiuto inaugurando con tutti noi l’indimenticabile riapertura, dopo vent’anni di abbandono, del Teatro Niccolini, la ‘sua’ casa. Il destino ha voluto che l’ultima sua apparizione pubblica avvenisse nel cuore culturale e storico di Firenze, in un indimenticabile racconto della sua vita che oggi è diventato il suo testamento artistico”.

Paolo Poli si è spento dopo un periodo di malattia nel tardo pomeriggio di oggi a Roma, dove era ricoverato. I funerali si terranno in forma privata nei prossimi giorni nella ”sua” Firenze. Così Repubblica:

Nato a Firenze il 23 maggio del 1929, laureato in Letteratura francese, cominciò a lavorare in teatro negli anni Cinquanta. Spesso definito enfant terrible del teatro italiano, geniale, irriverente, non ha mai fatto mistero della propria omosessualità, raccontando spesso gli amori, le avventure, la serenità con cui la sua condizione veniva vessuta in famiglia, dai genitori, papà carabiniere e mamma maestra.

E’ il 1949 quando Poli partecipa ad alcune trasmissioni della Rai di Firenze. Fa prosa, macchiette, racconta fiabe. Presta la voce ai cavalieri, alle streghe e alle principesse che popolano il mondo di Stac, ovvero Carlo Staccioli burattinaio in Firenze, attività alla quale affianca le serate con la Compagnia dell’Alberello, la stessa che nel 1954, cresciuta in popolarità, riaprirà dopo trent’anni di black out il teatro Goldoni, luogo storico del capoluogo toscano. Sono proprio i piccoli palcoscenici di città, non solo fiorentini, il teatro delle prime esperienze di Poli. Arriva a Roma grazie a un “book” speciale, le foto che gli aveva scattato l’amico Franco Zeffirelli.

Recita in Le due orfanelle per sostituire Mario Girotti, ovvero terence Hill, il futuro Don Matteo, titolare della parte ma in quei giorni ammalato. Dopo Roma è la volta di Genova, è il ’58 quando comincia a farsi apprezzare a “La borsa di Arlecchino”, un piccolo teatro d’avanguardia. Prende corpo la sua vena surreale, poetica, esercitata in modo istrionico e con un’ironia implacabile. I suoi spettacoli sono straordinariamente comici, surreali, si rifà alla migliore tradizione della commedia brillante, gioca con le parole, con la lingua. Un talento che il pubblico apprezza e che piace ai capocomici, come Tina Pica e Polidor, che lo ingaggiano per i loro spettacoli.

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