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Sangue di scorpione contro il cancro. C’era una volta la “cura” Di Bella…

I Caraibi, Cuba, il sangue di scorpione…una miscela che fa ricetta. Ricetta niente meno che contro il cancro. C’è in arrivo dall’isola di Fidel un nuovo medicinale che guarisce e pure gratis o quasi?. Documenti, sperimentazioni e prove scientifiche ancora non ce ne sono. Per ora  tutto si regge sul passaparola e i racconti di chi questa nuova terapia racconta appunto di averla provata. Ricordate Luigi Di Bella? Mezza Italia si innamorò della sua “cura”, mezza Italia lo elesse a speranza dei malati e a vittima degli scienziati, mezza Italia si schierò con lui, compresa l’Italia politica, soprattutto, chissà perché l’Italia politica di destra. Poi la “cura” Di Bella svanì e sfumò, ora tocca al sangue di scorpione. Il farmaco si chiama Escozul, è prodotto a Cuba da un’azienda locale, la Labiofam e in occidente, internet a parte, è  sconosciuto o quasi. Nelle intenzioni dei medici che ne hanno studiato le proprietà, dottori che messi tutti insieme sommano zero pubblicazioni nelle più autorevoli riviste internazionali di medicina, l’Escozul sarebbe efficace in alcune delle più pericolose forme di cancro, dal colon al cervello passando per i polmoni e il seno. Del prodotto si parla dal 1985 quando il biologo cubano Misael Bordier scoprì le proprietà antitumorali del veleno di una specie particolare di scorpione.

Il farmaco, infatti, altro non è che veleno di scorpione diluito in acqua. La specie che produce la tossina da cui si ricava l’Escozul è il il rophalurus iunceus, lo scorpione azzurro, una grossa varietà che vive solo a Cuba. Tenuto in laboratorio, alimentato in modo regolare e sottoposto ad una forte scossa elettrica, lo scorpione azzurro produce due o tre gocce di veleno al giorno, la base per il farmaco che poi viene diluito in acqua fino a raggiungere una concentrazione di veleno minima, (0.003 milligrammi per litro) e quindi somministrato.

Di ricerche scientifiche che provino l’efficacia o meno dell’Escozul di fatto non ce ne sono così come non si ha traccia di eventuali effetti collaterali. Di certo c’è che la tossina è un antinfiammatorio naturale, aiuta il sistema immunitario e impedisce la formazione di vasi sanguigni nelle tumore.

In Italia medici come Pierfranco Conte, direttore di Oncologia all’università di Modena, affermano di non averne “mai sentito parlare”. A Cuba, invece, ammettono di conoscerlo ma parlano di sperimentazione ancora da avviare e fase di “protocolli di ricerca”.

Il fatto che i medici che ci lavorano siano cubani e quindi dei “marginali” nella comunità scientifica internazionale non aiuta. Aiuta, invece, e non poco, il web. Basta una ricerca di pochi minuti su di un qualsiasi motore di ricerca per trovare decine di racconti di gente che ha provato il farmaco e dichiara poi di “star meglio”.

Anche in Italia i casi non mancano e i luoghi deputati ai racconti sono soprattutto i “forum” medici, quei siti che la quasi totalità dei medici di famiglia raccomanda di non consultare mai. Tanti pazienti raccontano di straordinari miglioramenti dei loro cari grazie alla tossina di scorpione. Uno scenario quasi da sogno: basta andare a Cuba con la cartella clinica e la maggior parte delle volte la Labiofam somministra il farmaco gratuitamente. Di storie a lieto fine, però, anche sul web ce ne sono poche: molti pazienti migliorano grazie all’Escozul ma alla fine muoiono per altre complicazioni, dall’insufficienza respiratoria all’encefalopatia da radiazioni fino a infezioni dei tipi più disparati.

Un caso, quello dell’Escozul, che ricorda per molti aspetti un’altra “panacea mediatica”, quella del professor Luigi Di Bella e della sua “somatostatina” quella che i sostenitori del medico, tanti soprattutto in ambiente non scientifico, chiamavano la molecola anticancro. Somatostatina e melatonina erano gli ingredienti base di un trattamento terapeutico che, a detta di molti che l’avevano provato, aveva del miracoloso. Nonostante le resistenze della comunità scientifica e le forti perplessità del ministero della Salute complice una forte campagna mediatica condotta da alcuni politici (l’allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace, solo per fare un esempio, aveva l’intenzione di rimborsare i soldi spesi dai pazienti che volevano curarsi col metodo Di Bella), qualche radio locale e una piccola parte della stampa, si decise per la sperimentazione. Era il 1999 e i risultati furono disastrosi: al “multitrattamento Di Bella” reagì positivamente meno dell’1% dei pazienti. Il medico protestò ferocemente indicando i motivi per cui, a suo giudizio, la sperimentazione era fallita: una vera e propria teoria “complottista” quella di Di Bella che parlò di somministrazione di farmaci scaduti, dosaggi sbagliati e pazienti appositamente scelti tra quelli in condizioni  disperate.  La multiterapia, di fatto, uscì dalle pagine dei giornali e non se ne parlò più. Il bisogno di cure, anche miracolose per chi lotta con una malattia terribile invece rimane lì latente pronto a rispuntare più forte che mai al più labile segno di speranza.


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