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Torino/ Scrive a Blitz uno degli abitanti di corso Rosai 38: “Il muro è giusto, basta con la promiscuità e con le aberrazioni egualitarie”

Riceviamo come commento alla notizia uscita sui rapporti fra gli abitanti dei due stabili di corso Rosai 38 a Torino, un lungo commento a firma Gigi Borotti che pubblichiamo. L’autore ci siega perché a suo dire «Il muro è giusto».

«I condomini che vogliono il “muro” hanno il sacrosanto diritto a voler preservare l’integrità della loro proprietà dagli eventuali danni prodotti dai pargoli turbolenti confinanti e a voler difendere la propria tranquillità dalla loro molesta chiassosità. Abbiamo di fronte due categorie di soggetti assolutamente incompatibili: da una parte ci sono famiglie che hanno fatto sacrifici nella vita per potersi comprare un appartamento e dall’altra parte abbiamo i privilegiati che l’hanno avuto gratuitamente grazie all’assistenzialismo comunale».

Il problema, secondo Borotti, sarebbe anche legato al fatto che gli appartamenti sarebbero «assolutamente identici a quelli di coloro che per averli invece li hanno dovuti acquistare; logico che questa gente si senta anche beffata: case uguali sia per chi le ha pagate e per chi le ha avute “aggratis” in nome di un “egualitarismo” assurdo e mortificante per chi è costretto a subirlo». Continua l’inquilino che appartiene a quelli che hanno comprato: «Qui non si tratta né di “razzismo” né di “apartheid” ma legittima autotutela e per rendersene conto basta visitare un qualsiasi quartiere di edilizia popolare per constatare come gli assegnatari degli alloggi “curano” la manutenzione: aiuole distrutte, ascensori scassati, marciapiedi malridotti, campanelli guasti,spazi comuni in condizioni pietose, per non dire dei parenti “abusivi” che alcuni si portano in casa».«Quelli che l’appartamento se lo sono comprato – continua Borotti – vanno perciò capiti nel voler imporre una separazione fisica tra le due proprietà: questa è l’unica soluzione ragionevolmente applicabile senza fare torto a nessuno, giacché ognuno degli appartenenti ai due schieramenti se ne sta a casa sua, fra i suoi simili ed i bambini più esagitati potranno far cagnara sotto le finestre delle proprie abitazioni ed eventualmente danneggiare i propri spazi comuni e non quelli degli altri».

«D’altronde già dalla foto pubblicata da vari giornali si può vedere tre di questi scalmanati arrampicati come scimmie alla rete metallica nell’atteggiamento di volerla scavalcare a rischio peraltro della loro incolumità. Per i loro genitori evidentemente va tutto bene». L’uomo racconta come già nel paese del sud in cui viveva da piccolo, veniva praticato un certo “separazionismo” tra bambini e nessuno si sconvolgeva per questo. La cosa avveniva anche a scuola: «Se a scuola avevamo un compagno “rompiballe”, i genitori chiedevano alla Maestra di farci cambiare banco e a noi di non “contaminarci” facendoci vedere con quello per non essere accomunato a lui e ricevere un brutto voto in condotta da parte della Maestra. Così era e nessuno trovava nulla da ridire, il “separazionismo” era una consuetudine e come tale veniva accettato senza fisime. Io ed i miei amichetti per esempio ce ne stavamo nel nostro cortile e non andavamo mai a giocare in quello confinante che chiamavamo il cortile dei “bastasi”, così detti perché sguaiati, scurrili e rissosi; diversi di loro a scuola frequentavano le classi “differenziali” o di “aggiornamento” (per i “caratteriali” e gli “asini ripetenti”) che poi purtroppo sono state abolite quando ha cominciato a soffiare il vento dell’egualitarismo sessantottino, con la conseguenza oggi tali soggetti vengono “spalmati” in tutte le classi dove recano disturbo e creano problemi».

Gigi Borotti conclude il suo lungo commento in questo modo: «Ma ora per fortuna si comincia a dire basta con le “aberrazioni egualitarie” di chi pretende di voler di imporre con la forza anche a chi non è d’accordo i propri principi “livellatori” attentando così alle libertà individuali di chi vuole esercitare il proprio diritto a non voler subire l’imposizione della promiscuità e della socializzazione coatta in nome di quella libertà che andrebbe così interpretata in un solo senso».

14 luglio 2009 20:19 | Senza categoria

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Un commento a “Torino/ Scrive a Blitz uno degli abitanti di corso Rosai 38: “Il muro è giusto, basta con la promiscuità e con le aberrazioni egualitarie””

  • Giorgio Burdo scrive:

    Questo signore quando avrà finito con la rete divisoria, istituirà le ronde contro i ragazzini vivaci, indi inserirà nel regolamento condominiale le leggi razziali. Ma scherziamo? Da quanto scritto, mi sembra di capire che i due gruppi di case in questione, sono case popolari, le prime vendute a riscatto a prezzi stracciati agli assegnatari che le occupavano le altre assegnate in affitto agli aventi diritto. Pretende troppo, prima,mentre quelli come me pagavano l’affitto di mercato, aveva la casa quasi gratis, ora che gliela hanno quasi regalata, si sente un Gabetti che non vuole che i suoi figli si mescolino con quelli dei poveracci che pagano l’affitto, dimenticando che sino a poco tempo fa era nelle stesse condizioni di chi ora vuole allontanare.

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