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Antonio Ricci: “Rai? Ci siamo già incontrati, ma…”

ROMA – È lo stesso Antonio Ricci, il padre padrone di Striscia la notizia, ad aprire uno spiraglio inaspettato sul suo futuro, quando nel corso dell’intervista al Corriere della sera, Aldo Cazzulo gli chiede se farebbe mai una trasmissione per la Rai: “Certo – ha risposto Ricci – Tempo fa ne abbiamo parlato, senza concretizzare. Non ci vedrei niente di strano. L’importante è avere la libertà che ho qui a Striscia. Abbiamo un sacco di guai, ma abbiamo anche punte da otto milioni di spettatori, perché facciamo le cose che i tg no fano: dare spazio alle denunce della gente. Filmare i furbetti del cartelino, magari con la telecamera nascosta in un estintore. Occuparsi della malversazioni di Equitalia, che minaccia di denunciarci. Da lunedì purtroppo non possiamo più andare a chieder conto ai politici: scatta la par condicio. Una vera e propria censura”.

Ricci, con il francese come se la cava?
«Tres bien, merci».

Presto potrebbe tornarle utile. Berlusconi venderà davvero Mediaset a Bolloré?
«Je m’en fiche. Tenteranno di fare una cosa che stia in piedi. Tutti i gruppi editoriali si stanno unendo. Anche se non ho capito perché De Benedetti ha comprato La Stampa, visto che ce l’aveva già».

Cosa intende?
«La linea di Stampa e Repubblica era già la stessa: renziana».

Ma Berlusconi secondo lei vende tutto, e si libera pure del partito? O prova a rilanciare?
«Berlusconi per ora si è impantanato. L’altro giorno abbiamo messo in scena il Cavaliere Mascarato che perdeva i pezzi. Ma non finirà certo ai giardinetti: qualcosa si inventerà ancora, anche per divertimento personale. Mollare non fa parte della sua natura. Se molla qualcosa, lo fa pensando di far funzionare meglio l’insieme. Di sicuro non può lasciare il partito. Chi se lo compra? Col suo nuovo look da premier orientale tenterà forse di rifilarlo a un thailandese come Mr Bee. Quanto a Mediaset, ho letto che con i francesi faranno uno scambio di azioni. Forse la discesa dalla piattaforma Sky serviva a dare il frutto in purezza. Certo, il contesto è cambiato: una volta era Berlusconi che sbarcava in Francia, non viceversa».

E la Lega non è più disposta a riconoscere la sua leadership. Salvini come le pare?
«Ho un problema con tutti i partiti dai leader carismatici. Quelli che fanno politica come il Gabibbo. A Striscia le grida retoriche e indignate — “vergogna!” — può farle soltanto lui: perché è un pupazzo».

Di Renzi lei ha detto due anni fa: «È un bravo venditore. Ora dobbiamo capire quanto vale l’aspirapolvere che ci ha venduto». Quanto vale l’aspirapolvere?
«Fa molto rumore, ma tanta polvere la butta sotto il tappeto. Abbiamo capito che Renzi è il più sveglio. Ma doveva fare di più. Per parlare come quando facevo il preside all’istituto per periti agrari di Coronata, sopra Genova: bravo agli orali, ma gli scritti? Non si vede tutta ‘sta ciccia. Sarà vegano. Certo, governare è difficile, e il momento non è propizio in nessun Paese».

Su Renzi ha ragione D’Alema?
«D’Alema ha avuto tutte le sue possibilità, e non mi pare se le sia giocate al massimo. Capisco che vedere lì Renzi che fa il “ganassa” lo faccia impazzire. Ma il giovane ha facilità a rintuzzare gli attacchi con la sua stessa presenza: se lui è lì, è perché loro non ce l’hanno fatta a esserci».

A volte Renzi viene accostato a Berlusconi. Il paragone regge?
«No. Le tv, le donne, i raduni del Milan in elicottero: Berlusconi era il simbolo di quegli Anni 80 che mettevamo alla berlina a Drive In. Berlusconi dava la linea. Era l’alieno. Attaccarlo era facilissimo. Fare satira su Renzi è molto più difficile e meno divertente. Una volta lo prendi in giro per la Boschi, la volta dopo per Banca Etruria, stavolta per un temporale petrolifero. E poi?».

La Boschi citata nell’intercettazione della Guidi si deve dimettere, come chiede Grillo?
«La madonna non può mica dimettersi».

Di Grillo lei disse che avrebbe vinto quando fosse tornato a fare il comico, lasciando che i grillini andassero avanti da soli. È successo?
«Sta succedendo. Giuse –— noi vecchi amici lo chiamavamo così, fu Baudo a cambiargli nome in Beppe — deve ancora andare in giro a impartire benedizioni; ma ormai i Cinque Stelle stanno diventando un movimento senza leader carismatici, palesi o occulti».

Oppure il leader è Casaleggio?
«Non credo. Il passo indietro dovrebbe valere per tutti. Allora deputati e senatori si organizzeranno in modo autonomo, senza più bisogno di linee guida».

Ha visto lo spettacolo di Grillo?
«Ho mandato mia figlia. Io aspetto questo nuovo giro di repliche. Lui ha bisogno di rodare lo show. Già prima di scendere in politica faceva sempre le prime ad Arquata Scrivia o in qualche altra località remota dell’Appennino ligure, per depistare i giornalisti; salvo poi ritrovarseli sotto il palco».

A Roma voterebbe Cinque Stelle?
«Per fortuna non voto a Roma. Mi dichiaro in conflitto di interessi: il nostro idolo è Marino; Ballantini ne faceva un’imitazione meravigliosa. Per fortuna ora vuole tornare (Ricci chiama Ballantini per dirgli di non imitare Renzi ma Marino)».

La nuova Rai di Campo Dall’Orto come la trova?
«Campo Dall’Orto non è ancora entrato in pista. Si è astratto. Mi dicono che non risponde nemmeno al telefono. Secondo me fa bene: tanto sono tutte telefonate di raccomandazioni».

La Rai è condannata?
«Tutt’altro. La Rai davanti ha una prateria. Ha una grande occasione: svecchiare il pubblico e i prodotti. Purtroppo il pubblico Rai è molto anziano; per questo Mediaset è davanti nella raccolta pubblicitaria, di cui a loro non importa nulla perché hanno il canone. Dovrebbero guardare meno l’Auditel, i numeri, e recuperare il pubblico attivo. Lavorare sulla qualità dei prodotti. Investire. Sperimentare. E perseverare: non è detto che i risultati arrivino subito. Hanno un magazzino talmente forte, con Montalbano che fa otto milioni in replica, da potersi permettere di innovare».

Non che Mediaset abbia molti prodotti di successo, a parte Maria De Filippi, Bonolis e Gerry Scotti.
«Non lo nego. La discesa dalla piattaforma Sky ha tolto una parte del pubblico più attivo…. Sono andati avanti con Il Segreto, anche due volte la settimana. Ti può venire un po’ di tristezza, a pensare che sei l’editore de Il Segreto. Ora però Canale 5 sta recuperando pubblico, ricomincia a programmare. Anche se io non ho vincoli. Non sono un’esclusiva Mediaset».

Farebbe una trasmissione Rai?
«Certo. Tempo fa ne abbiamo parlato, senza concretizzare. Non ci vedrei niente di strano. L’importante è avere la libertà che ho qui a Striscia. Abbiamo un sacco di guai ma abbiamo anche punte da otto milioni di spettatori, perché facciamo le cose che i tg non fanno: dare spazio alle denunce della gente. Filmare i furbetti del cartellino, magari con la telecamerina nascosta in un estintore. Occuparsi delle malversazioni di Equitalia, che minaccia di denunciarci. Da lunedì purtroppo non possiamo più andare a chieder conto ai politici: scatta la par condicio. Una vera e propria censura».

La Bignardi a RaiTre?
«Non la invidio. Se la giocherà sul campo. Vediamo se riesce a creare prodotti nuovi».

Gli agenti, da Caschetto a Presta, hanno troppo potere?
«Il potere degli agenti è sempre legato alla debolezza dei dirigenti, se non alla connivenza. Gli agenti fanno il loro mestiere: “Se vuoi lui, devi prendere pure questo e quest’altro…”. Ma il coltello dalla parte del manico ce l’ha sempre l’emittente».


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