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Barbara D’Urso vince. Non è giornalista fa bene infotainment

MILANO – Barbara D’Urso non è giornalista e svolge correttamente il suo mestiere di conduttrice televisiva. Quindi le sue trasmissioni non devono rispettare i dettami deontologici del mestiere di cronista. Il Gip del Tribunale di Monza ha rigettato e archiviato per infondatezza l’accusa di “esercizio abusivo della professione giornalistica” intentata contro Barbara d’Urso dal presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino. Lo comunica Mediaset esprimendo soddisfazione “per la decisione relativa ad una capace conduttrice e ad un proprio programma”, Domenica Live, che, secondo il giudice, è inquadrabile, nella tipologia dell’infotainment.

“Esaminati i fatti, a seguito della ‘generica ed esplorativa’ denuncia che pretendeva di inibire l’attività professionale di Barbara d’Urso nel programma ‘Domenica Live’ in quanto non iscritta all’Ordine dei Giornalisti, il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, Walter Mapelli, in ragione della tutela dei diritti fondamentali, quali quello di libertà di manifestazione del pensiero – comunica Mediaset – In particolare, il gip Giovanni Gerosa ha chiarito che la tipologia del programma di Barbara d’Urso è inquadrabile nell’infotainment, attività nella quale la conduttrice è peraltro coadiuvata da una redazione di giornalisti professionisti”. Secondo Mediaset la decisione, presa con provvedimento definitivo il 24 febbraio, “segnala il rilevante precedente giuridico che costituisce un punto fermo nel diritto della libera manifestazione del pensiero”.

L’Adnkronos ricorda cosa aveva detto Iacopino contro Barbara D’Urso:

Enzo Iacopino, ha scritto al Garante per la protezione dei dati personali chiedendo di fatto l’intervento dell’autorità in relazione alla puntata del’8 maggio della trasmissione ‘Pomeriggio 5′ di Canale 5 “andata in onda dalle ore 17:40-18:30 nell’ambito del ‘caso di Alessandro (presunto colpevole di omicidio) e di Stefania (presunta vittima dell’omicidio)'”, nella quale, afferma, “sono stati trattati argomenti e temi evidentemente inadeguati per la fascia ma soprattutto per i contenuti”.

“La conduzione delle interviste, in contraddittorio tra i parenti della defunta e del presunto colpevole, è stata effettuata dalla Signora Barbara d’Urso senza la presenza di alcun giornalista”, sottolinea Iacopino, aggiungendo che “nel programma sono state indicate, tra l’altro, abitudini e pratiche sessuali dei ‘personaggi’ coinvolti, violenze sessuali di cui la defunta sarebbe stata oggetto in precedenza da parte di congiunti/affini, citati referti medici e loro autori nonché persone terze estranee alla vicenda”.

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