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Blue Whale, 50 sfumature di falso: i video Le Iene, Italia1…e tutti dietro

Blue Whale, 50 sfumature di falso: i video Le Iene, Italia1...e tutti dietro

Blue Whale, 50 sfumature di falso: i video Le Iene, Italia1…e tutti dietro

ROMA – Blue Whale, 5o sfumature di falso. Cinquanta come le mosse, le tappe forzate per arrivare al suicidio che sarebbero la via dolorosa imposta agli adepti/prede. Cinquanta come le situazioni erotiche (al più pseudo erotiche) del libro/film “verità” che entrambi invece navigavano tra il patetico e l’improbabile. E già l’assonanza del numero avrebbe dovuto avvertire del farlocco quasi congenito della confezione in cui veniva incartata la balena blu che uccide adolescenti portandoli al suicidio in cinquanta stazioni.

Blue Whale, in origine fu, almeno in Italia, un servizio de Le Iene. Alla chiacchiera angosciata (angoscia recitata) sul mostruoso pericolo che insidiava ragazzi e ragazze il servizio accompagnava, sovrapponeva, appiccicava video più o meno sanguinolenti di giovani che si erano tolti la vita. L’effetto, voluto e ricercato, era: questa la storia, queste le prove…questa la storia, questi i fatti.

Ma le prove e i fatti erano il frutto di un trucco di scena: suicidi sì, ma che nulla c’entravano con Blue Whale vere o presunte. Come prendere video e filmati di vittime, di morti travolti da auto o Tir o camioncini e mandarli in onda a corredo di una “inchiesta” su terroristi che uccidono in strada senza che l’opinione pubblica sappia e se ne accorga (magari con il sospetto, non gusta mai, che le autorità nascondano).

Matteo Viviani, uno dei curatori del servizio, ha ammesso che i video dei suicidi li ha presi da una tv russa e li ha mandati in onda in Italia senza verificare che fossero suicidi da Blue Whale. Verifica non fatta perché sapeva che non c’era rapporto alcuno tra quei suicidi e la storia di Blue Whale. Viviani è arrivato a dire: “Che differenza faceva, cambiava qualcosa se dicevo che video e Blue Whale non c’entravano nulla tra loro…?”.

La risposta è no, purtroppo no: per il sistema tutto della comunicazione italiano cambiava praticamente nulla. Perché le 50 sfumature di falso coinvolgono e avvolgono tutto il sistema. A suo modo il caso Blue Whale è esemplare, di scuola. Anche se non insegnerà niente a nessuno e tutti continueranno, continuano, con la loro sfumatura di falso. Inutile prendersela con un singolo operatore, individuare una singola anche se precisa (e grave) responsabilità. I servizi alla Viviani sono non solo la regola ma anche la professionalità apprezzata e condivisa.

La realtà del sistema della comunicazione ha trasformato in realtà quotidiana quella che era una sommamente ironica vignetta di Altan. La redazione giornalistica dove ci si dice: “Non è successo nulla” e quindi si decide: “Allora mandiamo tre inviati speciali e titoliamo Tragico vuoto” era appunto una vignetta su una redazione grottesca una ventina di anni fa. Ora quella redazione non è più grottesca, è la normalità.

La comunicazione ha confezionato, raccattato, cucito dal nulla Blue Whale. Che nella realtà non esisteva. La stessa comunicazione però Blue Whale lo sta creando. Dal nulla ma lo sta creando. E’ già riuscita la comunicazione a indurre una qualche psicosi (questa sì psicosi e cioè paura irrazionale di qualcosa che non c’è) rispetto a istigatori di suicidio organizzati in…setta, lobby, branco, consorteria, alieni, maligno..? E la comunicazione, raggiunto questo primo risultato “creativo”, ci sta lavorando sopra.

Perché non v’è chi eluda la sua sfumatura di falso. La comunicazione, tutta, rilancia, diffonde, si rimpalla Blue Whale, l’invenzione Blue Whale. Incurante o inconsapevole o indifferente e strafottente al danno che arreca e letteralmente fabbrica.

La tentazione suicida degli e negli adolescenti è pulsione (minima) negli umani da millenni. Se ne trovano tracce nella poesia e nella letteratura e nel teatro e nella cinematografia e nei diari scolastici. Dalla classicità greco romana passando per i testi medievali, le rime rinascimentali, i romanzi dell’Ottocento, le memoires seicentesche, il teatro elisabettiano e giù via fino appunto a film e fiction contemporanei.

Travestire, inventare intorno a questa pulsione antichissima e nota un inedito e occulto programma di sterminio via suicidio degli adolescenti ad opera di una oscura centrale che si impossessa delle menti degli stessi penetrandoli via internet e ricattandoli poi se riluttano come fosse cosca armata coi suoi “picciotti”…questo è Blue Whale.

Per realizzarla e diffonderla questa invenzione, per letteralmente crearla dal nulla, farla in qualche misura vera e quindi diffonderla occorre essere ignoranti (mai un libro, una poesia, un teatro…). Oppure aver lobotomizzato il luogo della conoscenza pur appresa. O ancora aver una profonda disistima di se stessi al punto di considerare ogni forma di coscienza civile e professionale come lusso troppo grande appunto per se stessi. O avere incoscienza e inconsapevolezza di tutto, persi e cullati in una tossicodipendenza da irresponsabilità che di irresponsabilità richiede appunto dosi sempre crescenti. Ecco quello che ci vuole, il sistema della comunicazione ce l’ha.

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