Blitz quotidiano
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Franca Leosini: “Piango spesso perché…”

"Tutti possiamo diventare protagonisti di una storia maledetta. Ma io vedo il lato buono anche in chi ha fatto le cose peggiori...".

ROMA – “Scrivo i testi e poi li solfeggio, memorizzando il ritmo e l’intonazione: da sole le parole non bastano, bisogna saperle interpretare”. Questo il segreto del successo di Franca Leosini, la conduttrice di Storie maledette, programma di Rai Tre che il 21 gennaio ha debuttato in prima serata, con l’intervista a Rudy Guede, condannato a 16 anni per l’omicidio di Meredith Kercher.

La parete di fianco alla scrivania è piena di post-it. «Mi scrivo e attacco le frasi che mi divertono. Come questa di Nabokov, da Lolita: “Potete sempre contare su un assassino per una prosa ornata”».

Partiamo da Rudy Guede: come l’ha convinto a parlare?
«La prima lettera me l’ha scritta lui, diversi anni fa. Prima di esporsi ha voluto aspettare la fine del processo ad Amanda Knox e Sollecito».
Perché queste persone di lei si fidano?

«Mi accosto a loro con grande rispetto, che siano colpevoli o innocenti. I delitti mai si giustificano però si spiegano. E i protagonisti di Storie Maledette non sono professionisti del , ma persone normali che cadono in un vuoto. Io non li condanno, cerco di capire: ho troppo rispetto per le tragedie umane».
Porre sotto il cappello di «tragedia umana» vittima e carnefice toglie qualcosa alla vittima?

«No, tant’è che non abbiamo mai ricevuto proteste dalle loro famiglie».
Dopo aver parlato a Storie Maledette, nel 1998, l’autore della strage del Circeo Angelo Izzo ottenne la libertà vigilata e ammazzò altre due donne. Si è mai pentita di quell’intervista?

«Fu un colpo terribile, mi ero illusa che fosse cambiato. Dopo il nuovo arresto l’avvocato mi recapitò una lettera in cui Izzo scriveva: “Sappia che non l’ho ingannata e quella parte di me nella quale ha creduto esiste veramente”. Sono certa sia così».
In ciascuno di noi alberga un «angelo del male»?

«Tutti possiamo diventare protagonisti di una storia maledetta. Ma io vedo il lato buono anche in chi ha fatto le cose peggiori».
Abolirebbe l’ergastolo?

«Totò Riina in mezzo alla strada non lo vorrei vedere: per certi reati il male ha radici inestirpabili. Per gli altri, invece, esiste il recupero e le carceri sono luogo di speranza».

Icona gay, icona di stile e star del web: cosa la inorgoglisce di più?
«Gli amici gay mi hanno fatto anche una festa al Muccassassina, meravigliosa. Ma a farmi felice sono soprattutto i ragazzi».
Cioè?

«Mi seguono in tanti, a prova che se usi un linguaggio colto puoi piacere a tutti. Chi fa il nostro mestiere ha il dovere di esprimersi nel modo più corretto, elegante e ricco. Voglio raccontarle un episodio».
Prego
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«Una sera rientravo a casa e sotto al portone mi venne incontro una donna, in tuta e scarpe da ginnastica. Mi disse “Franca, sono una sua ammiratrice: quando lei è in onda, non vado neppure a lavorare”. Chiesi “che lavoro fa di notte, l’infermiera?”. Mi diede una carezza: “Mi chiamo Pia e sono una ” (si commuove, ndr)».
Sul lavoro piange mai?

«Solo al montaggio, perché durante la puntata devo essere concentrata: registriamo come una diretta, la forza di Storie Maledette è l’immediatezza della reazione. A uno dei miei interlocutori una volta chiesi: “Quand’è morta sua moglie lei aveva un’amante?”. S’irritò, replicai: “Guardi che avere un amante non fa di lei un assassino. In certi casi”, feci una pausa, “ne fa uno stronzo”».
Essere napoletana aiuta a improvvisare?

«Arriviamo più rapidamente agli altri. Io, però, prima di costruire una puntata studio tutte le carte del processo, indago la psicologia del personaggio. Di improvvisato non c’è nulla».
A fare la spesa ci va sempre in tiro?

«Ma no, sono una persona semplice e non sopporto lo snobismo dei colleghi che si lamentano: “Uff, mi fermano sempre”. Noi siamo chi ci segue».
La seguono anche ammiratori?
«Un detenuto mi scrisse le misure dei suoi attributi (ride). Mio marito ha imparato a non essere geloso».
Perdoni, a lui gliel’ha mai detto «ho voglia di un approccio gioiosamente sporcaccione»?

«In video ho detto anche questo, è vero. Nel privato, perché no? In fondo sono un essere umano anch’io».


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