«Quel servizio non andrà in onda, è troppo antiberlusconiano». A pronunciare queste parole è stato il direttore del La7 Antonello Piroso, che a poche ore dalla messa in onda ha deciso lunedì 16 novembre di escludere dal programma Reality un’inchiesta della redattrice Silvia Resta riguardante la presunta trattativa mafia-Stato. Piroso ha prima visionato il servizio montato e poi deciso la non messa in onda.
L’argomento era la storia del famoso “papello” di Riina, e parlava dei presunti rapporti che Marcello Dell’Utri avrebbe avuto con dei mafiosi, anche di peso notevole nell’organizzazione. In particolare, si parlava dei suoi rapporti con i fratelli Graviano, coloro che fondarono il primo circolo di Forza Italia a Palermo-Brancaccio e che successivamente furono condannati per la bomba ai Georgofili di Firenze.
Piroso ha negato la trasmissione del programma perché secondo lui l’inchiesta aveva una «costruzione a tesi» e «testimonianze unidirezionali»; inoltre ha accusato la Resta di fare «giornalismo militante». In realtà, i personaggi intervistati erano tanti, come gli ha fatto notare il Cdr che ha protestato: Piero Grasso (procura generale antimafia), Salvatore Borsellino (fratello del giudice ucciso), Vincenzo Scotti (ex ministro Interni: parla del suo siluramento), Nicola Mancino (ex ministro Interni: mostra la sua agenda del ’92 per provare di non aver incontrato Borsellino), Luigi Li Gotti (avvocato di Brusca e Mutolo), il giudice Giancarlo Caselli, il procuratore di Palermo Antonio Ingroia, Attilio Bolzoni (La Repubblica), Giuseppe Lumia (Commisione antimafia) e Nando Dalla Chiesa.
Da tempo a La7, ci sono dei contrasti tra la direzione e il sindacato interno che accusa la tv della Telecom di volersi omologare e “normalizzare”. Della situazione hanno parlato attraverso un comunicato anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, e il segretario dell’Associazione Stampa Romana Paolo Butturini i quali «esprimono sconcerto per la vicenda della mancata messa in onda su La7, lunedì sera, del servizio ”La trattativa” di Silvia Resta. Quelle che non comprendiamo» spiegano « sono le modalità della decisione, presa a poche ore dalla messa in onda del servizio, con motivazioni che ledono l’immagine e la professionalità di una collega che da anni si occupa di cronaca giudiziaria ed è universalmente stimata come professionista di grande equilibrio e provata esperienza».
«Non è accettabile – conclude il comunicato – che un direttore di testata si esponga al dubbio di voler censurare un servizio su una materia così importante per la convivenza democratica come i rapporti fra Stato e Mafia. Invitiamo il direttore Antonello Piroso, nella sua autonomia, a riconsiderare la decisione e, una volta superate le criticità da lui evidenziate, a mandare in onda l’inchiesta nella prima trasmissione raggiungibile».
18 novembre 2009 | 15:57 Letto 1172 volte
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