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Kim Rossi Stuart torna in tv: sarà il commissario Maltese per la Rai

ROMA – Kim Rossi Stuart torna sul piccolo schermo. Come racconta Repubblica, il set di “Maltese – Il romanzo del commissario”, la serie di Gianluca Maria Tavarelli riporta l’attore in tv dopo dodici anni. Mentre si registra, il figlio Ettore, quattro anni, avuto dalla compagna Ilaria Spada, Kim in miniatura, sta dietro il monitor: “Silenzio adesso, che papà gira”. Alla fine di ogni ciak abbraccia il padre felice. “Per lui sono rimasto lontano da tutto” dice sorridendo Rossi Stuart, fili grigi sulle tempie e baffi.

Interpreta un commissario che negli anni 70 dopo il suicidio del padre investigatore, torna in Sicilia – tra mille difficoltà – per indagare sulla mafia padrona del traffico dell’eroina e dell’edilizia. Un romanzo siciliano ambientato quasi 50 anni fa (scritto da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli), scandito dalle immagini di Letizia Battaglia (nella fiction Rike Schmid è una fotoreporter che ricorda la grande fotografa palermitana). Nel cast Francesco Scianna, Antonio Milo, Valeria Solarino Michela Cescon, Enrico Lo Verso e Marco Leonardi.

Ecco l’intervista rilasciata a Repubblica:

Kim, era un po’ sparito

“Mi sono dedicato al mio film e alla paternità, ma avevo nostalgia del set. Anche se la cosa che mi appassiona di più, dopo trent’anni da attore, è la regia”.

Perché il ruolo di un commissario?

“La trama era bellissima. Il produttore Carlo Degli Esposti per spiegarmi il progetto mi ha detto che era un revival della Piovra con Michele Placido, così l’ho rivista: era un capolavoro, un racconto con una quadratura perfetta, dai dialoghi all’intreccio”.

Con ‘Maltese’ si torna agli anni 70, per i giovani è una serie in costume

“Ripercorre una storia lontana e attuale. Da quando Carlo me ne ha parlato ho cercato una mia strada per disegnare il personaggio, un commissario eroico votato alla giustizia, integerrimo. Ho guardato ai servitori dello Stato: da Boris Giuliano a Cassarà, Falcone e Borsellino. La dedizione alla giustizia e alla verità mi appassiona, ammiro in modo infantile chi combatte per un ideale”.

Ecco, sta dalla parte dei buoni

“Sempre”.

Col successo di ‘Gomorra’ si è molto parlato della rappresentazione del male in tv

“Mi sono interrogato dai tempi di Romanzo criminale e Vallanzasca e penso che bisogna fare una distinzione tra cinema e televisione. Per me la tv, in tutte le forme, privata e pubblica, dovrebbe essere educativa. Il cinema può permettersi di affrontare qualsiasi argomento a 360 gradi, è destinato a un pubblico che sceglie”.

In quei film interpretava eroi negativi…

“Le critiche mi hanno colpito. Raccontavamo il percorso di Vallanzasca – poi, per carità, forse il film aveva qualche accenno enfatico di troppo – ma certo quell’uomo ha vissuto una parabola che l’ha portato a stare 40 anni in carcere e a buttare la sua vita. Non è un modello per nessuno. Ho sempre avuto un approccio etico rispetto ai ruoli”.

Quindi l’ha colpita la libertà di ‘Gomorra’?

“Entriamo nella dimensione intima della malavita ma mentre pochi anni fa c’erano i picchetti davanti ai cinema per impedire di vedere Vallanzasca – e la stampa ci massacrava – oggi escono pagine trionfali su storie che, a mio parere, andrebbero trattate con più equilibrio. Prendo atto che la società è molto cambiata”.

Come l’ha cambiata suo figlio?

“Da sempre volevo diventare padre, a un certo punto ho pensato che non sarebbe successo. Nella vita dipende dagli incontri. Invece sono stato fortunato, è un’esperienza meravigliosa, niente è come prima. Non sei più lo stesso. Non lo dovrei dire io ma Ettore è molto simpatico. Andiamo al parco e le mamme si stupiscono: “Lo sa che anche lei è simpatico?” (ride). Ma perché?”.