Blitz quotidiano
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Mediaset cerca “razzisti e omofobi” per Ciao Darwin

Paolo Bonolis torna con Ciao Darwin e la nuova edizione già crea polemiche per il tema scelto

ROMA – Mediaset cerca “razzisti e omofobi” come concorrenti per Ciao Darwin. La nuova edizione della trasmissione Mediaset, che contrappone per gioco varie categorie umane, stavolta punta su argomento caldi. Come unioni gay e integrazione interraziale, ecco perché servono favorevoli e contrari da far “confrontare” nella trasmissione che non è certo di approfondimento ma anzi punta su esagerazioni e macchiette. Il casting in questione si è già svolto a Torino e ha suscitato le obiezioni e le critiche dell’asre del Piemonte alle pari opportunità Monica Cerutti, come scrive AdnKronos:

“Ciao Darwin ha cercato razzisti e omofobi”, taglia corto l’asra regionale che ricorda che la Regione sta approvando una legge contro ogni forma di discriminazione. “Si tratta di un vero e proprio schiaffo al rispetto delle persone e dei diritti di tutti e tutte”, prosegue l’esponente della giunta Chiamparino in quota Sel. “E’ inaccettabile che in un momento come questo, durante il quale l’odio nei confronti del diverso è sempre maggiore – osserva Cerutti -, ci siano programmi televisivi che vogliono alimentare xenofobia e omofobia. I media devono assumersi la responsabilità che hanno sulle spalle. Ci sono milioni di persone che purtroppo affidano la propria informazione e formazione esclusivamente alla televisione ed è impensabile che questa parli loro attraverso stereotipi, populismi e strumentalizzazioni”.

Il tema della trasmissione non è evidentemente scelto a caso visto il momento, quello che colpisce l’asre, ma non solo lei, è il taglio leggero, comico della trasmissione, di intrattenimento e non di approfondimento. Il clima insomma rischia di degenerare e anzi è proprio quello che gli autori cercano dai concorrenti scelti. Logico aspettarsi urla e strepiti e non confronto e pacatezza, da una trasmissione che da sempre pretende di essere “specchio” dell’umanità italica. Ma è davvero così, l'”italianità”? Qualcosa sembra cambiare anche in quell’arena non proprio simbolo di politically correct come lo stadio. L’esempio dell’allenatore Mancini, che ha pubblicamente rifiutato l’insulto “fro…e finocchio” e non perché sia etero ma perché nel 2016 è inaccettabile fare dell’omosessualità terreno di insulti, è dimostrazione che forse, persino in Italia, qualcosa sta cambiando.

 

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