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Paolo Villaggio, “il più grande contamusse che abbia conosciuto”. Il ricordo di Gino Paoli

Paolo Villaggio, "il più grande contamusse che abbia conosciuto". Il ricordo di Gino Paoli

Paolo Villaggio, “il più grande contamusse che abbia conosciuto”. Il ricordo di Gino Paoli

ROMA – Paolo Villaggio, “il più grande contamusse che abbia conosciuto”. Il ricordo di Gino Paoli. Gli amici di una vita, gli artisti che lo hanno conosciuto, la città di Genova e la Regione Liguria, celebreranno un grande genovese come Paolo Villaggio: il 21 settembre al teatro Carlo Felice andrà in scena lo spettacolo-tributo cui è invitata la cittadinanza tutta. Alla presentazione alla stampa presso la Regione ha colpito tutti il ricordo affettuoso e commosso di Gino Paoli.

Me lo ricordo quando era uno dei “tre sfigati”: davanti al cinema Olympia si ritrovavano la sera tre persone, Fabrizio De André, ai tempi amministratore di una scuola di suo padre a Bolzaneto, Paolo Villaggio, che era all’ufficio assunzione dell’Italsider, e Fontana, che vendeva le enciclopedie della cucina sulle alture di Genova. Avevano sempre un’aria tristissima, e venivano chiamati “i tre sfigati”.

Paolo era il più grande “contamusse” che io conosca, era uno che mi raccontava cose che, che se fossero vere o no, non si capiva mai. Ha avuto successo molto tardi, a quasi quarant’anni, e quando ci è arrivato è impazzito, era una cosa che lo eccitava moltissimo. I primi tempi siamo stati molto insieme, era una persona molto allegra. Poi dopo no, man mano che andava avanti, probabilmente per tutte le cose pesanti e tragiche che gli sono successe.

[…] Paolo non aveva neanche iniziato, e raccontava cose sue, divertentissime, come “La contessa vien dal mare”. Cose incredibili, ma non rideva nessuno. Quindi ha deciso di andare sul pesante, di iniziare a parlare di sesso e di cacca, e ridevano tutti. Lui uscì e mi disse: vedi? Bisogna dare al pubblico quello che vuole lui, perché se gli racconti quelli che veramente credi tu non succede niente. Poi fortunatamente incontrò Enzo Trapani, e lui gl ha dato la possibilità di fare cose sue. A quel punto è diventato un mito. (Il Secolo XIX)

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