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Rai amministrazione pubblica, Monica Maggioni: “Scelta Istat blocca operatività azienda”

ROMA – “La decisione dell’Istat di inserire la Rai tra le amministrazioni pubbliche è di una gravità straordinaria”: lo ha detto la presidente della televisione pubblica, Monica Maggioni, in Commissione di Vigilanza, dove ha spiegato che tale scelta, se trovasse applicazione, “taglierebbe fuori la Rai da qualsiasi possibilità operativa reale”.

Maggioni ha ricordato che il tema dell’inserimento delle tv pubbliche nelle amministrazioni statali “non è limitato all’Italia. Vi segnalo che è da una disposizione Ue del 2010 che discende la mossa che tante volte si era tentato di evitare. L’European Broadcasting Union ha segnalato come questo sia un significativo attacco a sistemi pubblici europei, perché significa togliere la possibilità di operare sui mercati dei media. L’Istat è composto di ricercatori, non penso dunque che la scelta dipenda da una volontà dell’Istat, ma gli effetti li dobbiamo misurare. Non servirà molto tempo per rendersi conto che è un’idea che taglierebbe fuori la Rai da qualsiasi possibilità operativa reale. Chiederei dunque alla Commissione di farsi carico di questa analisi”.

Anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ha sottolineato che “il tema dell’Istat è stato ampiamente discusso in consiglio di amministrazione. E’ un tema che ci preoccupa molto, perché rischia di renderci meno competitivi rispetto ad altri soggetti, creerebbe un vincolo difficile da rispettare. Noi però dobbiamo recepire gli elementi che arrivano dall’esterno. Abbiamo meno di tre mesi di tempo per affrontarlo da un punto di vista legale. Vi rimando, quindi, un segnale di allarme forte e preciso emerso in cda”.

Sempre in Commissione di Vigilanza il direttore generale della Rai Campo Dall’Orto ha parlato della norma sul tetto agli stipendi dei manager Rai contenuto nella legge sull’editoria: “Il parlamento ha completato il percorso di legge e, così come anticipato, andremo ad applicare la norma non appena andrà in gazzetta ufficiale. La norma avrà conseguenze sulla capacità dell’azienda di attrarre persone valide”.

La decisione dell’Istat di inserire la Rai nell’elenco delle amministrazioni pubbliche era stata sin da subito criticata anche dal consigliere Rai Franco Siddi, ex presidente della Federazione nazionale della stampa italiana: “Questo inserimento rischia di dare una mazzata al servizio pubblico assoggettandolo ai limiti contabili e gestionali di qualsiasi ufficio amministrativo”, aveva detto Siddi, sottolineando che “per l’Istat la Rai diventa un ufficio pubblico e cessa di essere un’azienda. (…) Si cancellano di fatto anche i chiarimenti importanti della recentissima legge sulla governance Rai, che definiscono i caratteri di impresa e la tipicità propria di un’azienda che è servizio pubblico ma sta sul mercato e ha in pancia una società quotata (Rai Way). In concreto, persino avviare le procedure d’acquisto, con gara, delle nuove telecamere di ultima generazione potrebbe risultare impossibile in tempi ragionevoli così come la gestione delle attività editoriali per le quali tutti chiedono efficacia e tempestività. L’Istat è indipendente, è vero, ma qualcuno glielo dovrà pur dire che così non va per niente bene”.