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Rai, Antonio Campo Dall’Orto si dimette: scatta il totonomi

Rai, Antonio Campo Dall'Orto si dimette: scatta il totonomi

Rai, Antonio Campo Dall’Orto si dimette: scatta il totonomi

ROMA – Antonio Campo Dall’Orto ha rassegnato le dimissioni da direttore generale della Rai. Dopo la bocciatura del piano news da parte del Cda di Viale Mazzini in molti avevano chiesto a Campo Dall’Orto un passo indietro e lui l’ha fatto. Il 1° giugno ha annunciato le sue dimissioni e subito è scattato il totonomi per il suo successore. Tra i possibili nuovi direttori generali ci sarebbero Paolo Del Brocco, attualmente a Rai Cinema, e Claudio Cappon, che è già stato direttore generale in passato.

Le dimissioni di Campo Dall’Orto sono dunque ufficiali, anche se tecnicamente in Rai ci tengono a parlare di ‘accordo consensuale per una sua uscita’. Il Cda ha preso atto della volontà del dg, che in una lettera ha comunicato la decisione irrevocabile di chiudere anticipatamente il rapporto con l’azienda del servizio radiotelevisivo pubblico. La lettera è stata presa in esame durante la riunione del 1° giugno del Cda, ed era questo un passaggio formale da cui non si poteva prescindere e rappresenta l’accordo tra le parti per la risoluzione del rapporto di lavoro.

Campo Dall’Orto rinuncia alla terza e ultima delle annualità previste dal contratto con cui era arrivato in Rai nell’estate del 2015, cifra peraltro che già con la legge sui tetti ai compensi dei manager pubblici era stata fortemente ridimensionata rispetto all’ingresso (era superiore ai 600mila euro) e portata a 240mila euro e il dg l’aveva accettata in corso d’opera. Inoltre il manager rinuncia a ogni altra spettanza o ipotesi di compensazione per l’anticipata uscita di scena.

San raffaele

Le uniche spettanze che percepirà sono quelle relative ai residui giorni di lavoro in Rai, fino a quando cioè non ci sarà la nomina del nuovo direttore generale e il passaggio di consegne, e alla parte di trattamento di fine rapporto e di ferie 2017 maturate. Null’altro a pretendere, messo per iscritto davanti a organismi preposti in fatto di tutela del lavoro. Neanche quello che normalmente un manager in disaccordo o considerato ‘di troppo’ potrebbe tentare di ottenere avviando una trattativa e così ‘agevolare’ l’azienda con un’uscita anticipata anziché  di fatto ‘obbligare’ a una convivenza.

Nella lettera di dimissioni Antonio Campo Dall’Orto tratteggia le motivazioni che lo hanno portato a lasciare, evidenziando la distanza che si è creata in relazione ad alcune tematiche e a progetti di sviluppo aziendale. Il dg non manca di sottolineare anche gli importanti successi – a cominciare dagli ascolti e dal risultato economico – ottenuti dall’attuale vertice aziendale, nel suo complesso, nonostante le forti difficoltà incontrate e il doversi misurare in un mercato in costante pressione da parte della crisi economica.

Scatta così inevitabilmente il totonomi per il suo successore. I rumors danno Paolo Del Brocco, attuale amministratore delegato di Rai Cinema, in pole position. Si parla anche di altre ipotesi interne, come Luciano Flussi, direttore generale di Rai Pubblicità, o addirittura di Mario Orfeo, direttore del Tg1 che però trova forti ostacoli in commissione di Vigilanza, sebbene non tocchi a questo organismo bicamerale dare il placet ad una nomina di fonte governativa.

Altro nome in qualche modo interno alla Rai è quello di Claudio Cappon, segretario generale della Copeam, la Conferenza dell’audiovisivo dei Paesi dell’area mediterranea, in passato già per due volte direttore generale a viale Mazzini. Un’altra ipotesi è quella di puntare su Nino Rizzo Nervo, un passato di giornalista in Rai, dove poi ha anche fatto parte del Cda, ed oggi consigliere del premier Gentiloni a Palazzo Chigi, ma dal centrodestra arrivano segnali di non disponibilità su questo nome.

Più difficile ipotizzare un rientro in Rai di manager usciti di recente, in proposito si faceva nei giorni scorsi il nome di Valerio Fiorespino, già capo delle Risorse umane fino a pochi mesi fa. Come pure viene ritenuto difficile che un manager di grido si affacci in Rai per un solo anno, senza neanche avere quindi il tempo di pensare di progettare un Piano industriale di medio respiro, e poi con una retribuzione molto al di sotto di quella nel settore privato.

Si parla anche di un ticket che veda insieme la presidente Monica Maggioni con una figura più manageriale (e quindi interna) per traghettare la Rai fino all’estate 2018, quando sarà eletto il nuovo Cda ed entrerà pienamente in vigore la legge di riforma che trasforma la figura del direttore generale in un vero e proprio amministratore delegato. Quello che Antonio Campo Dall’Orto ha provato a fare, in anticipo quindi sui tempi, ma senza averne le armi perché comunque ad oggi il dg è chiamato al confronto continuo con il Cda e non invece a una gestione individuale di cui poi dare conto, al tirare le somme, al Cda e all’azionista che poi decidono se prolungare o meno il rapporto fiduciario.

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