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Rai, Giuseppe Posillico: “Io, dipendente pagato per non lavorare”

MILANO – “Io, dipendente Rai, pagato per non lavorare”: è la denuncia contenuta nella lettera inviata da Giuseppe Posillico, da trent’anni tecnico della tv di Stato a Milano, al direttore generale dell’azienda pubblica, Antonio Campo Dall’Orto. 

Dopo le polemiche divampate intorno agli alti compensi di alcuni dirigenti Rai, Posillico ha inviato una email a Dall’Orto in cui racconta la propria esperienza di lavoratore pagato per stare in azienda otto ore e 35 minuti al giorno senza fare niente, e questo da quindici anni.

Lui stesso sostiene che non solo dovrebbero essere tagliati gli stipendi troppo alti, ma tutti gli stipendi di coloro che vengono pagati per non lavorare: “In qualunque Azienda o realtà produttiva lo stipendio è la corresponsione dell’attività prestata”, scrive Posillico nella lettera, ripresa nei giorni scorsi da Antonio Angeli sul Tempo. 

“Gentile Direttore – scrive Posillico nella email indirizzata al direttore generale dell’azienda – sono un dipendente in organico presso la Sede Rai di Milano, e in questi giorni ho avuto modo di leggere e ascoltare le critiche finite al centro delle polemiche, non ancora sopite, innescate dalla pubblicazione dei compensi del personale dirigente della Rai”.

Posillico prende spunto dallo sdegno di questi giorni per i maxi stipendi Rai, ma sostiene la necessità di tagliare tutto il personale inutile:

“Lo sdegno che ho provato di fronte ai recenti fatti e la consapevolezza degli andamenti interni all’Azienda, mi hanno spinto ad esternare pubblicamente alcune mie considerazioni nella doppia veste di dipendente e di “cittadino a conoscenza dei fatti”. A motivarmi è stato il recente comunicato del Sindacato Snater dal titolo: “Demansionamento e Irresponsabilità”, nel quale si narra la vicenda giudiziaria di una collega della Sede Rai del Molise, che ha vissuto – come tanti altri lavoratori purtroppo vivono – la mortificazione di essere stata privata della propria mansione”.

Come quel lavoratore, anche Posillico da ben quindici anni è “condannato a non lavorare”:

“Comprendo benissimo quanto sia avvilente “vivere” tali esperienze, in quanto io stesso ne sono vittima, detenendo addirittura il triste primato del più lungo demansionamento esistente all’interno dell’Azienda, che mi vede da 15 (quindici) anni privato di ogni mansione e incarico lavorativo, senza alcun ragionevole motivo (in 30 anni di anzianità non sono mai incorso in provvedimenti disciplinari, al contrario quando “lavoravo”, ho solo ricevuto attestati di stima e apprezzamenti per la mia professionalità)”.

Da quindici anni dice di prendere lo stipendio “senza fare niente (con il solo obbligo di presenziare in Azienda per 8 ore e 35 minuti al giorno)”.

Posillico difende coloro che si trovano nella sua stessa situazione e punta il dito contro gli addetti al personale:

“A difesa della dignità e dell’onorabilità dei tanti lavoratori della Rai, sull’argomento dei “nullafacenti” desidero, una volta per tutte, fare chiarezza. Io sono convinto – sfido qualunque dipendente a farlo – che nessuno in Rai, a qualsiasi livello, possa permettersi di incrociare le braccia e non lavorare senza essere raggiunto dai provvedimenti disciplinari previsti. Se in Rai esistono casi di persone pagate per non fare niente, è solo perché qualcuno a livello gerarchico, impropriamente e irresponsabilmente, lo ha deciso. (…) Adottare adeguate politiche del Personale è sicuramente un intervento prioritario come inizio. Intervenire sulla formazione e la responsabilizzazione di coloro che ai vari livelli gestiscono il Personale è, non solo doveroso, ma soprattutto, necessario se si vuole ridurre il contenzioso aziendale”.


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