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Rai manager contro: i sommersi e i paracadutati di Dall’Orto

ROMA – Rai manager contro: i sommersi e i paracadutati di Dall’Orto. L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, vuole denunciare con un esposto alla Corte dei Conti e all’Autorità nazionale contro la Corruzione la gestione del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto con l’accusa che ricorre troppo di frequente e con troppa disinvoltura a dirigenti pescati fuori dal recinto interno.

Contravvenendo a obblighi e tetti esplicitamente adottati solo tre mesi fa dallo stesso cda. Assunzioni esterne che mortificano le professionalità interne secondo una logica “rottamatrice” che viene dall’alto. Andrea Melodia, ex dirigente Rai con 40 anni di esperienza ed esponente dell’Ucsi, stampa cattolica, offre un’analisi dello scontro in atto, tra dirigenti interni e supervertici paracadutati, del rischioso impasse fra protesta autoreferenziale degli interni opposta ai nuovi scelti tra “gli amici dell’amico”. Questo l’estratto da un suo intervento sul blog “Remo Contro”.

L’obbligo di trovare all’interno dell’azienda risorse umane disponibili prima di cercarle all’esterno sono contenute – addirittura, diremmo in un Paese normale – nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, approvato dal CdA Rai non più di tre mesi fa. Il Piano prevede “l’obbligo che preventivamente all’avvio del processo di reclutamento di personale sul mercato” debba essere effettuata una “ricognizione preliminare della disponibilità di risorse interne adeguate in termini qualitativi e quantitativi a ricoprire la posizione ricercata”; “le ricognizioni interne, effettuate tramite lo strumento di job posting, sono pubblicate sul sito intranet aziendale unitamente alle caratteristiche dei profili ricercati”; i percorsi di selezione del personale devono essere “tracciati”.

Ma non basta. La legge del dicembre scorso sulla riforma della Rai impone all’azienda di fissare il numero dei dirigenti non dipendenti che possono essere assunti con contratto a tempo determinato. Questo tetto è contenuto nello Statuto Rai – e anche in questo caso l’ultima versione risale ad appena tre mesi fa – ed è fissato al 5% per i dirigenti esterni, su un totale in pianta organica di 252. Di qui la richiesta di accertare se tetti, procedure, ricorso al job posting siano stati rispettati.

Ma non basta. La legge del dicembre scorso sulla riforma della Rai impone all’azienda di fissare il numero dei dirigenti non dipendenti che possono essere assunti con contratto a tempo determinato. Questo tetto è contenuto nello Statuto Rai – e anche in questo caso l’ultima versione risale ad appena tre mesi fa – ed è fissato al 5% per i dirigenti esterni, su un totale in pianta organica di 252. Di qui la richiesta di accertare se tetti, procedure, ricorso al job posting siano stati rispettati […]

I nuovi dirigenti hanno un tempo lungo, che può andare da sei mesi ai due anni, per capire dove sono finiti e mettersi nelle condizioni di operare. Alcuni resistono, altri se ne vanno. Alcuni in situazioni particolari favoriscono l’innovazione della cultura e dei processi aziendali, altri si adeguano a quello che trovano. Nel complesso il loro influsso innovativo resta molto limitato, sia per la resistenza opposta dagli “interni” sia perché il loro inserimento, in molti casi, avviene non al posto dei ruoli chiave operativi preesistenti bensì attraverso l’invenzione di nuove strutture “di coordinamento” destinate a rendere sempre più elefantiaca e ingovernabile la struttura aziendale. Al vertice si ritiene di prendere il controllo riducendo il numero dei propri riporti gerarchici diretti, ma in realtà sono questi ultimi a non avere il controllo dei propri sottoposti, che mantengono tutti i loro ruoli operativi.

Questo meccanismo è particolarmente evidente nell’attività giornalistica. Carlo Verdelli, un ottimo professionista incaricato del coordinamento editoriale di tutta l’informazione Rai, con un manipolo di giornalisti suoi collaboratori, interni e esterni, deve poter dare ordini ad almeno otto direttori di Testata, forti di una autonomia dettata dalle leggi e dal Contratto nazionale giornalistico, alcuni dei quali impegnati per tradizione nella concorrenza interna. E dovrebbe anche dare ordini a tutti i direttori di rete che ospitano talk show informativi (alcuni dei quali, a loro volta, hanno difficoltà a dialogare con i conduttori/star). Gli auguro ogni successo, ma resto scettico sui risultati. (Andrea Melodia, dal blog Remo Contro)