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Rai a Riina non ha dato un soldo, parola di Raiuno

ROMA – Da oggi il rilascio delle liberatorie dovrà avvenire sempre prima. Niente discussioni. Lo ha assicurato il direttore di Raiuno, Andrea Fabiano, in audizione alla Commissione di Vigilanza Rai, a proposito della controversa intervista a Porta a Porta di Salvo Riina, figlio del boss dei boss di Cosa Nostra. A far scalpore più dei contenuti era stata proprio la scelta incomprensibile di concedere al figlio del boss di firmare la liberatoria solo al termine delle domande.

Tra le mille polemiche sollevate all’indomani dell’intervista, più di tutte fecero rumore le parole del presidente del Senato Pietro Grasso che aveva sottolineato di aver sempre dato la liberatoria prima di parlare in Rai, mentre a Riina è stata chiesta solo dopo. Circostanza confermata da Campo Dall’Orto che, precisando che l’intervista è stata “ovviamente gratuita”, ha assicurato che “le domande erano libere”. La denuncia di Grasso era stata poi il trampolino di lancio per un nuovo affondo da parte di Fnsi e Usigrai che hanno chiesto ai vertici della tv di Stato di chiarire “perché la seconda carica dello Stato è tenuta a firmare la liberatoria prima di un’intervista, mentre Salvo Riina ha preteso e ottenuto di firmarla dopo aver visionato l’intervista e verificato che andasse bene?”.

Alla commissione di Vigilanza Fabiano ha detto: “Quando ho ricevuto i materiali delle registrazioni, a poche ore dalla messa in onda prevista, ho avuto l’impressione di avere di fronte la mafia“. Fabiano ha spiegato di aver quindi sottoposto l’intervista al direttore dell’offerta informativa Rai, Carlo Verdelli. “Dal confronto è scaturita la decisione di procedere alla messa in onda, oltre alla volontà di approfondire il tema con una puntata ulteriore – ha aggiunto – Vespa ha incontrato il mafioso a Padova solo in occasione della registrazione, nessun compenso è stato riconosciuto e le domande non sono state anticipate. L’intervista si è svolta senza alcuna interruzione ed è stata trasmessa integralmente. La liberatoria è stata rilasciata dopo la registrazione, e questo è un punto critico. Quando la messa in onda è a stretto giro, la liberatoria viene rilasciata prima e altrimenti non potrebbe essere. Vespa mi ha comunque assicurato che ogni eventuale richiesta di modifica sarebbe stata respinta al mittente”.

Fabiano ha ricordato che, subito dopo la sua nomina a direttore di Rai1, ha avviato “un confronto con i responsabili dei programmi”. “Nel confronto con Vespa, tra i vari argomenti affrontati, è emersa anche la possibilità dell’intervista a Riina, connessa all’uscita del libro – ha aggiunto – Questa possibilità prevedeva l’intervista fuori dallo studio e poi un dibattito. Questo contesto mi ha portato a ritenere che l’insieme avrebbe potuto rappresentare un pezzo di racconto della realtà mafiosa, considerato che non possono esserci limiti aprioristici all’informazione. Questa è stata la prima valutazione e l’unica intenzione: altre intenzioni sono geneticamente incompatibili con la Rai”.

Fabiano ha quindi spiegato che “Rai1 e tutta la Rai saranno sempre dalla parte dell’antimafia. Un dovere, un valore e una responsabilità di cui abbiamo piena consapevolezza. Il dg in Commissione Antimafia ha ricordato tutte le iniziative della Rai contro la mafia. Io mi limiterò a ricordare il programma Cose nostre, dedicato a raccontare le storie di giornalisti costretti a vivere sotto scorta. La mia prima decisione è stata quella di portare questo prodotto in prima serata. E’ l’esempio di un pezzo concreto del futuro che immagino per Rai1″.