Blitz quotidiano
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Roberto D’Agostino torna in tv: dall’11 novembre su SkyArte con “Dago in The Sky”

MILANO – Roberto D’Agostino torna in tv con “Dago in The Sky”. Trenta minuti di televisione in cui si propone di “non far venir voglia allo spettatore di afferrare il telefonino, cosa difficilissima”, sottolinea a Silvia Fumarola di Repubblica. 

Un programma in sette puntate per parlare di politica, corpo, spiritualità, cibo, ricchezza, kitsch. E anche del legame tra arte e omosessualità: si partirà, infatti, proprio da questo argomento nella prima puntata che andrà in onda venerdì 11 novembre alle 20:40 su SkyArte. Ospiti in studio Vittorio Sgarbi e la grecista Eva Cantarella. 

 

 

Il trait d’union tra arte e omosessualità?

“Qualche anno fa, ricorda D’Agostino a Repubblica, quando Sgarbi era asre a Milano, organizzò la mostra “Vade retro” che venne rimossa dalla sindaca Moratti per oscenità. Vittorio spiega che “tutta l’arte è omo, se uno non è omo non è artista. L’artista è una madre. L’uomo si fa donna e diventa madre dell’opera, la donna è in concorrenza con stessa”».

Le provocazioni stile Dagospia non mancano. Si attendono sorprese anche per la puntata sulla politica, definita da D’Agostino “il relitto perfetto”. 

“E’ completamente svuotata di potere. Il referendum? Voto no per salvare le avventure giovanili di Matteo Renzi. Lo faccio da genitore”.

Il potere, adesso, è nelle mani di internet.

“Internet ha dato potere al popolo, ha spiegato D’Agostino a Salvatore Dama di Libero Quotidiano. Con il telefonino, la gente ha sempre un computer in tasca connesso col mondo. E questo le permette di avere un peso che prima non aveva. Ci volle un secolo per passare dal Medioevo al Rinascimento. Oggi abbiamo la caduta del muro e davanti ai nostri occhi c’ è tanta polvere che ci impedisce di capire qual è l’ orizzonte. “Dago in the Sky” è il tentativo di vedere come sta avvenendo la mutazione in una serie di ambiti”.

 

Il fondatore di Dagospia, osservatore dei costumi, sottolinea come ormai la politica conti ben poco, nel mondo come in Italia. Conta poco e interessa poco perché non è in grado di cambiare la condizione sociale ed economica dei cittadini.

“La disoccupazione e la crisi economica non dipendono dalle scelte di Renzi. È un vento che spira in ogni angolo del mondo. L’ Oxford University dice che tra vent’ anni perderemo il 47% dei mestieri, ci saranno 140 milioni di disoccupati”.

 

 

 


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