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Totò, Liliana Castagnola: la donna che si tolse la vita per lui

Totò, la donna che si tolse la vita per lui
Totò, la donna che si tolse la vita per lui

Totò, la donna che si tolse la vita per lui

NAPOLI – Si chiamava Liliana Castagnola, avvenente ballerina di origini liguri, morta suicida all’età di 34 anni. Si tolse la vita per amore di Totò, al quale scrisse poco prima del tragico gesto: “Antonio, grazie del tuo sorriso”. Il fatto fu inizialmente nascosto dalle cronache, che parlarono di un errore nel dosaggio dei sonniferi. A ricordarla oggi è Paolo di Stefano sul Corriere della Sera, pescando dalla biografia di Giancarlo Governi: “Totò. Vita, opere e miracoli (Fazi Editore).

L’incontro fatale avvenne a Napoli, nel lontano 1929. Qui la bella ballerina era sbarcata avvolta dalla fama di “mangiatrice di uomini”. Era stata espulsa dalla Francia per aver indotto due marinai accecati dalla sua bellezza, a duello. Poi a Montecatini, distesa in una vasca da bagno, era stata raggiunta da due colpi di pistola sparati per gelosia da un ricco imprenditore milanese, che si tolse la vita credendola morta.

Una scheggia di proiettile, rimasta incapsulata nella volta cranica, le causava emicranie e dolori talvolta insopportabili, che era solita curare con tranquillanti e sonniferi. Gli stessi che userà tutti insieme per farla finita- Liliana nascondeva la cicatrice con la pettinatura “a caschetto” che le copriva la fronte e le guance.

Per Totò, donnaiolo impenitente, conoscere e innamorarsi della splendida Liliana, era scontato. Era solito salire sul palco e adocchiare la più bella tra il pubblico. E così fece nel dicembre del ’29 al Teatro Odeon di Napoli.

Lei ricambiò il sentimento, incuriosita dal successo che quello strano comico ogni sera faceva incetta di applausi e decise di aggiungere il nome del principe al suo già lungo carnet. Ma per uno di quegli strani meccanismi che regolano le vicende d’amore, più lei si innamorava, più Toto raffreddava il sentimento che nutriva nei confronti di lei.

Dopo un rituale corteggiamento a colpi di dozzine di rose rosse, incontri furtivi ma ancora casti alla Pensione degli Artisti, dove Liliana occupava una sontuosa suite, i due divennero amanti. Ma già di lì a qualche settimana sorsero i primi problemi.

Preoccupata che il suo adorato Totò avesse “perso ‘a capa” per l’ennesima “signurina putt…”, la madre dell’attore, donna Nannina Clemente spedì il futuro marito, il marchese Giuseppe De Curtis (i genitori di Totò all’epoca non erano ancora sposati) a tentare di convincere la Castagnola a rompere la relazione. Liliana uscì dall’incontro offesa e turbata. “Spero si sia trattato di uno sbaglio – scrisse a Totò manifestandogli tutto il suo imbarazzo e disagio – e spero capirete che non posso assoggettarmi a questo”.

Totò replicò minimizzando ma, a partire proprio da questo episodio, qualcosa si incrinò nel rapporto tra i due. Totò sempre più insoddisfatto, accusava Liliana di tradirlo. Abituata ad esser lei a condurre il gioco, la cantante genovese fu presa alla sprovvista.

Fino al tragico epilogo che il Corriere descrive così:

Lilia, lasciato il Santa Lucia, propone all’amante di mettere su una compagnia insieme a lei: «Sarò la tua compagna e la tua artista devota e ti sarò grata del bene che mi farai». Totò ha tutt’altro per la testa, sa bene che Liliana Castagnola non sarebbe la sua partner artistica ideale, e ha già firmato un contratto con la compagnia della soubrette Cabiria per girare l’Italia. Quando glielo comunica, si scontra con l’ostinazione di lei. L’ultimo colloquio, a notte fonda, è convulso, pieno di implorazioni e di silenzi imbarazzati: Liliana gli chiede di restare a Napoli poi minaccia di seguirlo a Padova, prima tappa della tournée, Totò non sa che cosa rispondere, forse è gelido, forse è spaventato.

Il giorno dopo è il 3 marzo 1930, al mattino presto Totò viene svegliato da una voce che gli chiede di recarsi alla pensione degli artisti per un fatto grave: corre, trova un capannello di persone, un maresciallo che fa i rilievi, Liliana ha ingerito una dose eccessiva di Veronal e adesso giace sul suo letto coperta da un lenzuolo bianco. Ha lasciato un inventario degli oggetti personali e due biglietti per Antonio. Nel primo gli chiede di consegnare quegli oggetti alla sorella Gina e aggiunge con quel tono patetico che Totò ben conosce: «Perché non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so». La seconda lettera è più conciliante ma altrettanto amara: «Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno… Te lo avevo giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù nella strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?».

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