Blitz quotidiano
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VIDEO Giannini: “Non funziona niente, mi sento Mentana”

ROMA – “Non funziona niente, mi sento come Mentana”. Dopo l’ennesimo disguido tecnico della puntata di Ballarò in onda su Rai 3 la sera di martedì 10 maggio, il conduttore Massimo Giannini  perde la pazienza ed esclama sorridendo e scherzando (ma non troppo): “Stasera non funziona niente, sembro Enrico Mentana! Lo dico con tutto l’affetto e la simpatia per Enrico Mentana.”

Lo scorso febbraio, Massimo Giannini aveva replicato al Pd che lo aveva attaccato dopo una frase esclamata in trasmissione in cui parlava dei rapporti tra governo e banche, in riferimento alla ministra delle Riforme costituzionali Maria Elena Boschi per il caso Banca Etruria, di cui il padre della ministra era stato vicepresidente. “La Rai mi può licenziare, il Pd no” aveva replicato l’ex vice direttore di Repubblica.

Nel suo editoriale a Ballarò, aveva poi rilanciato:

“E’ penoso che per contestare un programma che si considera fuori linea si usi un argomento così strumentale e si trasformi in un’offesa personale al ministro Boschi una frase che per il significato ed il contesto nel quale l’ho pronunciata non poteva prestarsi ad alcun equivoco. Ho parlato di rapporti incestuosi per definire quel groviglio di relazioni molto più larghe della cerchia della famiglia Boschi, usando un termine del tutto privo del significato letterale che Alzaldi e gli altri esegeti del Pd hanno voluto leggervi. Lo hanno capito tutti, ma nel Pd c’è qualcuno che fa finta di non capire e utilizza questo episodio come una clava contro Ballarò, vezzo peraltro non nuovo (la polemica su Rambo, e non vado oltre). La cosa mi indigna e mi dispiace molto ma non capisco di cosa dovrei chiedere scusa, perché il fatto semplicemente non sussiste. Quello che sussiste è l’ennesimo paradosso di un palazzo che, di fronte ai tanti problemi che assillano l’Italia, perde tempo a sollevare bufere di questo genere. Quello che sussiste, ancora, è l‘ennesimo attacco a chi cerca di fare solo informazione, l’ennesima torsione del concetto di servizio pubblico, utile se serve a chi governa, molto più che a chi guarda la televisione. Non sono paladino di niente, non voglio vestire i panni del martire, ma resto convinto del fatto che non spetta alla politica decidere i palinsesti e chi può lavorare nella più importante azienda culturale di questo paese, a meno che non si debba dare ragione a Saviano quando scrive: “ciò che sotto Berlusconi era inaccettabile, adesso è grammatica del potere”. La Rai mi può licenziare, il partito democratico, con tutto il rispetto, proprio no”.

Il video di Repubblica Tv: