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Aereo in orario o anche in anticipo? Il trucco è…

Aerei in orario o anche in anticipo? Il trucco è...

Aerei in orario o anche in anticipo? Il trucco è…

ROMA – Immaginate di prendere un aereo e di arrivare a destinazione anche 80 minuti prima del previsto sul tabellone. Sono sempre più i passeggeri che raccontano di come il loro volo arrivi in orario o addirittura in anticipo nello scalo di destinazione. Una piacevole sorpresa per i viaggiatori, abituati forse a disservizi e ritardi, ma che fa scattare una domanda. Come hanno fatto le compagnie aeree a migliorare la puntualità dei loro voli? La risposta arriva da Oag, società inglese di monitoraggio nel settore, che spiega: allungando i tempi di percorrenza sui tabelloni nonostante l’utilizzo di nuovi e più veloci jet.

Leonard Berberi sul Corriere della Sera svela il trucco per cui le compagnie aeree, in una tendenza mondiale, stanno aumentando la puntualità dei loro voli:

“Prendendo in esame centinaia di voli e altrettante compagnie nel periodo gennaio-novembre 2015 e confrontandoli, anno dopo anno, dal 1996. Non c’è collegamento che non abbia aumentato la durata. I tempi si sono allungati — di quindici minuti o mezz’ora, in alcuni casi di 75-80 minuti — anche se in realtà gli aerei hanno impiegato più o meno lo stesso tempo effettivo per quelle tratte. Il motivo, malizioso, è che in questo modo le società si tutelano: se l’aereo atterra prima del previsto va a migliorare la puntualità generale della compagnia (indicatore chiave per scegliere con chi volare). Se invece il jet arriva in ritardo sarà comunque entro l’orario previsto dal biglietto. E questo scongiura eventuali lamentele, richieste di risarcimento (il jet deve arrivare con almeno sedici minuti di ritardo perché possa essere considerato in ritardo) e giudizi negativi su Internet”.

La tendenza alla puntualità è nata negli Stati Uniti, ma presto si è estesa anche all’Asia e all’Europa, spiega Berberi:

“Prendiamo, per esempio, la tratta New York – Los Angeles: nel 1995 il tabellone indicava un tempo medio di 5 ore e 52 minuti. Nel 1996 sono diventati 5 ore e 58 minuti. Nel 2012 sono passati a 6 ore e 6 minuti. Quest’anno ci vogliono 6 ore e 25 minuti. Trentatré minuti in più. E ancora. Se vent’anni fa tra Palm Springs e San Francisco servivano 55 minuti, ora ce ne vogliono 90”.

E il risultato si vede:

“presi milioni di voli buona parte delle compagnie ha un tasso di puntualità — sciopero o non sciopero, maltempo o non maltempo, difetti vari o non — dell’85-90%, in alcuni anche del 95%. Ad ottobre negli Stati Uniti — nonostante i diversi radar andati in tilt e aeroporti chiusi — gli arrivi in tempo (cioè entro i quindici minuti oltre il tempo previsto) hanno toccato l’87%, tra i livelli migliori di sempre, secondo i calcoli del Dipartimento dei trasporti”.

Allungare i tempi di percorrenza non è illegale, sottolinea Berberi, che spiega sul Corriere anche il punto di vista delle compagnie aeree:

“Come spiegano diversi esperti le compagnie non possono molto sugli orari di partenza — sono vincolati dagli «slot» assegnati —, ma decidono sul tempo di arrivo. Questo anche alla luce degli allargamenti (e tasso di intasamento) delle strutture aeroportuali. Più di un vettore europeo spiega al Corriere della Sera che, per esempio, «in certi scali si impiega più tempo per muoversi dalla pista di atterraggio all’edificio vero e proprio. All’aeroporto di Amsterdam-Schiphol ci vogliono anche quindici minuti, mentre a Londra-Heathrow si oscilla tra i cinque e i sedici minuti».

Un fenomeno simile è segnalato anche all’«Ataturk» di Istanbul e all’Haneda Airport di Tokyo. Diverse low cost, contattate da questo giornale, precisano che i calcoli loro li effettuano «considerando il momento in cui l’aereo apre il portellone per far scendere i passeggeri, non quando tocca la pista». Mentre altre società replicano che i loro jet effettivamente volano più lentamente di prima per un fattore ambientale: «In questo modo i velivoli hanno meno necessità di portare i motori al massimo e quindi inquinano di meno». Anche se a guardare i dati non sempre questa dichiarazione è confermata dagli orari effettivi”.

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