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Isis cambia le rotte dei turisti: crolla Turchia, tutti in Islanda

ROMA – Con l’attacco all’aeroporto di Istanbul, l’Isis festeggia il secondo anno dell’auto-proclamato Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. L’ennesimo attacco terroristico sulle rive del Bosforo – il quarto di quest’anno – è stato anche il più sanguinoso: 41 morti, di cui almeno 15 stranieri. E sancisce una linea ormai tristemente chiara: gli obiettivi della jihad sono sempre più spesso turisti indifesi, che sia la mattanza al resort di lusso o negli scali internazionali più affollati. Uno schema che alimenta la paura per chi viaggia e ridisegna la mappa delle mete turistiche più gettonate. 

Il quotidiano la Repubblica illustra le nuove rotte del turismo: crolla la Turchia insieme a tutte le capitali europee. Gettonatissime invece Spagna, Portogallo e Islanda.

I dati raccolti da Federturismo da gennaio a maggio di quest’anno sulla presenza turistica non hanno bisogno di commento: Parigi -9 per cento, Bruxelles -16 per cento, Londra -3 per cento, Roma -2 per cento. Sono cambiate le mete privilegiate. Chi è percepito meno a rischio sta vivendo stagioni d’oro. La Spagna, soprattutto. Ma anche il Portogallo, l’Islanda dove il governo pensa di introdurre quote per limitare gli arrivi, le isole greche, l’Ungheria.

Dopo la bomba sull’aereo russo caduto sul Sinai nell’ottobre 2015 (224 vittime) Sharm El Sheikh ha dimezzato turisti e incassi. Lo stesso vale per Istanbul. Prima della strage allo scalo Atatürk, la Turchia aveva subito un calo dei turisti del 20 per cento dall’inizio dell’anno per lo stillicidio di attentati bombaroli e kamikaze. “I tedeschi che una volta frequentavano molto la Turchia hanno spostato le loro vacanze verso la Spagna, in particolare in costa Brava”, spiega Antonio Preiti di Sociometrica, società di ricerca e consulenza strategica. “E i russi disertano le coste turche perché ora preferiscono Dubai e gli Emirati”. In effetti la Spagna, che pure in alcuni report del Foreign Office inglese è catalogata ad “alto rischio” attentati, ha un tasso di crescita delle presenze del 13 per cento nei primi quattro mesi dell’anno, che in numeri assoluti significa 18,1 milioni di turisti. Alle Isole Baleari e alle Canarie c’è il tutto esaurito.

Anche questo dato è legato all’Isis e ai danni che ha prodotto alla Tunisia e a tutto il versante nordafricano. Il sangue versato al museo del Bardo di Tunisi (21 turisti trucidati) e sulla spiaggia di Sousse (39 morti, incluso l’attentatore col kalashnikov) ha ridotto di un quarto gli arrivi, secondo il World Tourism Organization. Chi va in cerca del caldo di una spiaggia mediterranea si rivolge ora alla Spagna, alla Grecia (+16 per cento) e anche all’Italia, in particolare in Sicilia e in Calabria. Il nostro paese figura nella lista dei beneficiari di fatto delle nuove rotte dei vacanzieri che hanno abbandonato Egitto, Tunisia e Turchia: lo scorso anno +4,5 per cento di presenze, e ci si aspetta lo stesso incremento nel 2016.

Mentre il Corriere della Sera fa il punto sulla sicurezza rafforzata negli aeroporti:

Arretrare la zona di «filtraggio» predisponendo controlli all’ingresso dei principali aeroporti. Il giorno dopo la strage nello scalo Atatürk di Istanbul, i servizi di sicurezza italiani stringono ulteriormente le maglie. La possibilità di un attacco in un aeroporto di grande affluenza era stata data come probabile dai servizi di intelligence europei all’inizio del Ramadan, il 6 giugno. Una ventina di giorni fa l’allarme era stato circoscritto alla città di Istanbul, sia pur senza fornire indicazioni precise sull’obiettivo. E il timore è che adesso nuove azioni possano essere state pianificate in altri Paesi occidentali, non escludendo l’ipotesi di attentati simultanei.

Il dispositivo di sicurezza in decine di aeroporti è stato potenziato alzando il livello dei sensori dei metal detector ed effettuando controlli mirati e continui su tutto il personale. Misure non sufficienti a scongiurare gli assalti. E dunque saranno ulteriormente rafforzati i presidi agli ingressi con la facoltà di far aprire le valigie e di controllare i documenti ben prima degli accessi ai varchi presidiati dai vigilantes privati. L’attività dell’intelligence prevede verifiche degli addetti alle stive, al catering e a tutti i servizi di terra per prevenire eventuali complicità con personaggi legati al fondamentalismo che potrebbe utilizzarli come «basisti».

Si deve aumentare la vigilanza in tutte le aree: con la creazione di cerchi difensivi affidati ad agenti in divisa e in borghese proprio come accade negli aeroporti israeliani. Nulla viene lasciato sguarnito: strada d’accesso, ingresso, check-in, porte d’imbarco, navette. Gli uomini della sicurezza si mimetizzano in mezzo ai passeggeri, telecamere vegliano in ogni angolo. Naturalmente si tratta di un dispositivo che ha costi enormi e per questo — al di là dei provvedimenti di sorveglianza già operativi — si sta facendo un’analisi degli aeroporti ritenuti maggiormente a rischio per intervenire con urgenza.