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Louisa Gould nascose ai nazisti un prigioniero di guerra russo: fu deportata

Louisa Gould nascose ai nazisti un prigioniero di guerra russo: fu deportata

Louisa Gould nascose ai nazisti un prigioniero di guerra russo: fu deportata

LONDRA – Rivive in un film la tragica storia di Louisa Gould, una donna coraggiosa morta nelle camere a gas nel lager di Ravensbruck per aver nascosto un prigioniero di guerra russo sfuggito ai nazisti nella Jersey occupata. “Another Mother’s Son”, Figlio di un’altra madre, il titolo del film di cui la pronipote Jenny Lecoat è sceneggiatrice e ha voluto narrare l’eroismo di Lousa, il suo sacrificio.

Dawid Wilkes sul Daily Mail, ripercorre i momenti della drammatica storia. Louisa Gould, sapeva che i nazisti stavano per perquisire la sua casa e dover agire in fretta: erano in gioco due vite. Per quasi due anni, la vedova aveva dato rifugio a un prigioniero russo fuggito nella Jersey occupata dai tedeschi e la fortuna ora stava per esaurirsi. In casa cercò disperatamente di cancellare tutte le tracce dell’uomo, lo nascose a casa di sua sorella.

Era il 1943 e gli abitanti delle Isole del Canale, l’unica parte delle isole britanniche a essere occupata dai nazisti nella seconda guerra mondiale, soffrivano le difficoltà derivanti dall’invasione: le truppe tedesche avevano requisito le proprietà e imposto il coprifuoco agli isolani.

Jersey fu anche utilizzata per ospitare migliaia di prigionieri di guerra catturati sul fronte orientale, costretti a lavorare nei campi di lavoro per costruire fortificazioni in cemento, ancora oggi presenti. Ma nonostante la brutalità di quei giorni bui, c’erano storie straordinarie di eroismo e umanità, e nessuna è al pari di quella di Louisa, una stoica negoziante di mezz’età.

Uno dei suoi due figli, Edward, aveva vinto una borsa di studio a Oxford, ma fu poi ucciso nel 1941, mentre era nella Royal Navy nel Mediterraneo. Sicuramente, il pilota russo ventenne Feodor Burriy, deve averle ricordato Edward, in lui rivedeva la vitalità del brillante e coraggioso figlio; curò le ferite sulla schiena di Feodor, inferte dai nazisti mentre era in carcere, dette al ragazzo gli abiti di Edward e quando gli amici le chiesero perché l’avesse fatto, Louisa rispose: “Dovevo fare qualcosa per il figlio di un’altra madre“, da cui prende il titolo del film.

Feodor Burriy rimase nella casa a Millais della Gould per 20 mesi a partire dalla fine del 1942; la donna aveva un emporio al piano terra, l’altro figlio Ralph, aveva studiato a Oxford e durante l’occupazione era rimasto in Inghilterra. Feodor, in precedenza, aveva tentato due volte di scappare dal campo di prigionia di Jersey ma fu sempre ripreso e picchiato. La terza volta, mentre era fuori per lavoro, mentre gli altri prigionieri distraevano le guardie, riuscì a fuggire.

Feodor si nascose in una casa colonica, ma gli informatori tra la popolazione locale dissero ai tedeschi dove si trovava; scappò e avvicinò la Gould, già vista mentre era prigioniero, che accettò di nasconderlo. Louisa, il fratello Harold, la sorella Ivy Forster e altri amici contribuirono a insegnare l’inglese a Feodor ma con l’accento francese, così che i tedeschi non pensassero che fosse russo e gli fu data una finta carta d’identità. Ma il suo accento non era convincente, secondo Bob Le Sueur, che vive ancora a Jersey, ora ha 96 anni, e che ha incontrato Feodor quando fece visita alla Gould mentre lavorava in una compagna assicurativa e con lei aveva stipulato una polizza.

Le Sueur, che ha avuto lunghe conversazioni con la sceneggiatrice del film, afferma: “Louisa Gould era una bella donna, generosa, di gran cuore, mi disse che doveva fare qualcosa per il figlio di un’altra madre”. “Bill’, come avevamo chiamato Feodor, viveva nella camera da letto del figlio, sopra il negozio. Era molto materna con lui. In un primo momento era cauta ma poi è diventata troppo sicura: andavano in città, lo portava in chiesa e non pensava che qualcuno potesse tradirla”.

“Mi ha fatto conoscere immediatamente Bill, dicendo che era francese. Ero giovane, avevo circa 22 anni ma Feodor non era un francese che parlava inglese e in seguito infatti, Louisa ammise che “il mio francese non è davvero tale ma non dirlo a nessuno”. “Tutti sapevano che la Gould aveva in casa un russo”, sostiene Le Sueur ed era inevitabile che prima o poi i tedeschi l’avrebbero saputo, cosa che poi avvenne.

Louisa non era diplomatica, odiava i tedeschi e quello che ha fatto è stato un atto molto coraggioso. Anche altri isolani avevano sfamato evasi ma in modo circospetto e riservato, non ne parlavano a nessuno mentre la Gould agiva con spavalderia. A fare una spiata fu un vicino di casa: inviò per errore una lettera a una scuola locale, il preside l’aprì con il vapore, la lesse e poi la spedì ai tedeschi. Avvertì la Gould che sarebbe stata perquisita la sua casa e lei cercò di eliminare le tracce di Feodor, nascose una radio che aveva tenuto a dispetto dell’ordine dei nazisti.

La pronipote della Gould, Jenny Lecoat, che ha trascorso anni a studiare la storia, afferma: “Da quello che ho potuto capire la storia dell’occupazione di Jersey, è un quadro molto diviso. Naturalmente c’era in qualche misura il collaborazionismo, come in ogni posto occupato in Europa, ma in realtà c’erano anche diverse forme di resistenza”. Con i tedeschi che stavano per perquisire la casa della Gould, Feodor fu spostato dalla sorella Ivy Forster, dove era già nascosto un altro russo. Bob Le Sueur poi nascose i due russi nel gabinetto del suo ufficio, fin quando trovarono un altro rifugio segreto.

Mentre Feodor è riuscito a scappare e sopravvivere alla guerra, la Gould non è stata così fortunata anche se era riuscita a distruggere tutte le prove dell’esistenza del pilota russo, tra cui un dizionario russo-inglese.
Arrestata dai tedeschi, fu condannata a due anni di carcere e poi deportata; pagò un atroce prezzo all’istintivo desiderio di sfidare gli invasori e la sua destinazione fu il campo di concentramento femminile di Ravensbruck, nel nord della Germania. Morì nel 1945, non aveva ancora compiuto 53 anni, due mesi prima che il lager fosse liberato.

Il fratello fu stato inviato a Belsen, ed è stato l’unico superstite britannico del noto campo di concentramento. Mentre era in attesa di essere trasferito nel lager, su uno dei vagoni del treno vide la sorella: erano entrambi vestiti di stracci, emaciati, si scambiarono qualche parola affettuosa. Il film si conclude con questo casuale incontro straziante: il treno ripartì e non si incontrarono mai più.

Anche Ivy Forster, sorella della Gould fu arrestata, ma sopravvisse grazie ai certificati falsi redatti da un medico del Jersey General Hospital in cui affermava che non stava abbastanza bene per lasciare l’isola. Jersey fu liberata il 9 maggio 1945. Dopo la guerra, Feodor Burriy tornò in Unione Sovietica e venti anni dopo pubblicò un trafiletto sul quotidiano Jersey Evening Post, ringraziando tutti coloro che, mentre era sull’isola, lo avevano aiutato, soprattutto Louisa Gould.

Il suo cuore, disse, era “straziato dal dolore” di non poter stringere di nuovo la sua mano. “Per me era una madre, rimarrà sempre nel mio cuore”, affermò Feodor che tornò a Jersey nel maggio 1995, nel 50° anniversario della Liberazione.

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