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Cesare Battisti: “Non scappavo. Qui sono protetto. Polizia brasiliana mi ha teso un’imboscata” VIDEO

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Cesare Battisti: “Non scappavo. Qui sono protetto”

SAN PAOLO – “In Brasile sono protetto, posso uscirne come e quando voglio”. Cesare Battisti risponde così alle accuse di aver cercato di fuggire in Bolivia per evitare una possibile estradizione. E aggiunge: “Se pensano di potermi mandare in Italia lo faranno illegalmente“. L’ex terrorista parla per la prima volta dall’arresto di mercoledì scorso a Corumba’, seguito tre giorni dopo dalla libertà provvisoria. L’intervista a Tv Tribuna, un’emittente affiliata alla brasiliana Rede Globo, viene concessa nella casa di un amico a Cananeia, sul lungomare di San Paolo. “E’ qui che vorrei costruire la mia casetta – rivela – nonostante alcune strane manovre per mandarmi in Italia”.

Dall’Italia reagisce indignato Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso da Battisti nel 1979 durante una rapina: “E’ la dimostrazione di quanto sia beffardo, menefreghista, assolutamente contro ogni morale”, commenta a La Vita in Diretta, guardando la foto che ritrae Battisti mentre alza il calice di birra verso i fotografi dopo la sua scarcerazione. “Lui non è un ex terrorista, lui è un terrorista, è un criminale, ha due ergastoli ma si è fatto una vita accomodante”, aggiunge Torregiani dicendosi tuttavia “più fiducioso” che in passato.

La detenzione lampo di Battisti.

Nell’intervista Battisti (clicca qui per vedere la versione integrale) torna poi sulla vicenda della sua detenzione-lampo, con l’accusa di traffico di valuta e riciclaggio. “Perché avrei dovuto fuggire? Io sono protetto, il decreto Lula non può essere revocato: sono passati cinque anni”, sostiene l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac). “Non sono un rifugiato politico – insiste – sono un immigrato con un visto permanente. Io posso uscire da questo paese come e quando voglio, senza nessuna restrizione, ho tutti i diritti brasiliani”. E poi “da cosa stavo fuggendo? L’unico paese in cui sono protetto è questo”, afferma perentorio. Battisti è convinto di essere stato vittima di “un’imboscata” tesa dalla polizia. “Mi stavano aspettando, l’impressione è che fosse stato tutto ben organizzato”, sottolinea. Le autorità brasiliane – è la tesi di Battisti – lo avrebbero fermato con l'”intenzione di configurare un reato”.

“E’ stato terribile. Sono rimasto chiuso in commissariato per tre giorni, in una cella con il pavimento sporco e maleodorante. Mi provocavano, c’era un clima di euforia. Poi, quando mi hanno liberato, sembrava un funerale, tutti con l’espressione accigliata”, racconta l’ex terrorista. Intanto però la “decisione politica” di rimandarlo in Italia sarebbe già stata presa e ora ci sarebbero “solo degli intoppi giuridici da risolvere”, secondo quanto annunciato nell’aula della Camera dalla deputata eletta in Brasile, Renata Bueno. Un’eventualità che nemmeno i legali di Battisti si sentono di scartare, tanto da reiterare la richiesta di ‘habeas corpus’ alla Corte suprema per “il rischio concreto, imminente e irreversibile di espulsione” dal Brasile del loro assistito. Tante anche oggi le reazioni politiche a Roma. Battisti è un terrorista che “vuole prendersi gioco della giustizia”, dice la deputata di Forza Italia, Elvira Savino, mentre per il collega di partito, Luca Squeri, le parole dell’ex terrorista sono “un insulto a tutto il paese”. Chiede infine che governo e Quirinale intervengano “con più determinazione” il presidente di Unione Cristiana e senatore di Forza Italia, Domenico Scilipoti Isgrò.

(Video Corriere Tv) 

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