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Monte Nevoso, le campane che suonarono per 100 Alpini che…

BOLZANO – Il Monte Nevoso, dove la valanga ha travolto dieci scialpinisti, è un nome circonfuso di tragedia nella storia in Italia, fin dalla prima guerra mondiale. Sono passati quasi 100 anni da quella guerra che costò la vita a 600 mila ragazzi italiani, un inutile bagno di morte e di sangue che mise in luce fin da allora la inadeguatezza dei comandanti e dei generali. Gli alpini “no g’à scarpe per cammina'” ma li mandano a morire lo stesso, in questa straziante canzone di quegli anni che Mina ha reinterpretato di recente, “Il testamento del capitano”.

Nella canzone “Campane di Monte Nevoso” Luciano Tajoli rievoca, nel 1948, a 30 anni dalla fine della prima guerra mondiale, a 3 dalla fine della seconda, la tragedia di 100 alpini scomparsi sulle pendici del Monte Nevoso, lo strazio delle loro mamme, e ancora oggi, a 100 anni da quegli eventi e a 70 dalla canzone, vengono i brividi e le lacrime agli occhi. Le parole non sono granché ma la voce di Luciano Tajoli è magica:

Campane di Monte Nevoso
che suonate nel vespro divin
quel suono in un giorno radioso
salutò cento govani alpin
lasciarono il bianco paesello
cento namme e altrittanti tesor
un fior tra la piuma e il cappello
e una dolce canzone nel cuor;
[…]
Campane di Monte Nevoso
quei rintochi nel cielo divin
sembravano un grido angoscioso
proteggete i miei giovani alpin;
Tutto fu dustrutto;
ma tu torni a rintoccar
campanil di Monte Nevoso
tra le mura lacere
c’è sempre un focolar
cento cuori sempre ad aspettar.
(parlato)
La primavera é tornata
ha infiorito le valli e i sentieri
che videro gli alpini partire
e non li han visti più tornare
ma ogni cuore aspetta ancora
ancora ogni serra la valle riporta
l’eco d’una canzone lontana
[…]
Campane di Monte Nevoso
invocate la pace e l’amor
non quelle che predica il mondo
ma la pace che vuole ogni cuor;
La pace, la fede, la gioia, l’amor.





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