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VIDEO Terrorismo, il capo delle Farc in Colombia chiede perdono per “il dolore che abbiamo causato”

BOGOTA – L’accordo di pace fra il governo di Bogotà e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) che ha posto fine al più lungo conflitto armato del continente è stato firmato martedì 27 settembre a Cartagena de Indias, sulla costa caraibica del paese sudamericano. Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, e Rodrigo Lodrono detto Timochenko, comandante delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno sottoscritto il testo dell’intesa con un “baligrafo”, cioè una pallottola (bala) trasformata in penna stilografica.

Gesti simbolici di questo tipo hanno segnato la breve cerimonia, svoltasi nel cosiddetto Cortile delle bandiere del centro di conferenze di Cartagena. In una scenografia interamente bianca Santos, accompagnato da due bambini, ha aperto una “porta del futuro” per fare salire sul podio i negoziatori dell’accordo e i capi di Stato invitati per la storica occasione.

Da parte sua, Timochenko ha offerto una dichiarazione senza precedenti, chiedendo perdono a nome delle Farc “a tutte le vittime, per tutto il dolore che abbiamo causato con questa guerra”. Durante il suo discorso, il leader guerrigliero è stato interrotto dal passaggio di una pattuglia di esibizione dell’Aeronautica e, guardando in aria, ha commentato con un sorriso: “Questa volta vengono a celebrare la pace, non a buttarci addosso le bombe”. Sottolineando che l’accordo di pace colombiano deve servire come esempio per la soluzione di tutti i conflitti del mondo, il capo delle Farc ha lanciato un appello a favore di una trattativa di pace per porre fine alla guerra in Siria, e al conflitto fra israeliani e palestinesi.

Tanto Santos come Timochenko si sono riferiti a Gabriel Garcia Marquez, lo scrittore e Premio Nobel colombiano che è sepolto appunto a Cartagena: tutt’e due hanno usato l’immagine delle farfalle gialle che incarnavano l’amore di Mauricio Babilonia, uno dei personaggi di “Cent’anni di solitudine”, come metafora della speranza per il futuro del paese. L’unico oratore nella cerimonia, oltre ai due firmatari dell’accordo, è stato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che ha dichiarato ufficialmente aperto il monitoraggio Onu dell’implementazione dell’intesa, commentando che considerava un onore essere presente “nel momento in cui un popolo ha deciso di cominciare a sanare le sue ferite”. Forse il momento più emozionante della cerimonia è stato l’intervento di un coro di donne della comunità afro di Bojayà, nel nordest del paese, scenario di una strage di civili nel 2002, durante uno scontro fra le Farc e gruppi paramilitari, nella quale morirono un centinaio di persone, uccise da una bomba lanciata dai guerriglieri dentro a una chiesa Da allora, le donne di Bojayà, sempre vestite di nero, cantavano il lamento per i loro parenti uccisi. Oggi, per la prima volta vestite di bianco, hanno cantato a cappella per celebrare la pace.





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