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VIDEO YOUTUBE Spazio, lanciato razzo riutilizzabile Falcon 9

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Lanciato razzo riutilizzabile Falcon 9

MIAMI – Dopo il fallimento del 28 giugno, il veicolo di rifornimento spaziale riutilizzabile SpaceX “Falcon 9” è riuscito nell’impresa di decollare, portare in orbita un carico utile di 11 satelliti e, una prima assoluta, è riuscito ad atterrare integro e perfettamente in verticale alla base.

Il razzo a due stadi, di cui al momento solo il primo è recuperabile e riutilizzabile in teoria all’infinito, è decollato alle 20:29 ora della Florida (le 2:29 ora italiana). Dopo pochi minuti il primo stadio, spinto da 9 motori Merlin, è rientrato ed è atterrato in verticale in uno spiazzo d’atterraggio a 10 km di distanza da Cape Canaveral.

Per la compagnaia Space Exploration Technologies, fondata dal visionario magnate sudraficano Elon Musk (lo stesso delle macchine elettriche Tesla) si tratta di un grande successo. Se confermerà la sua affidabilità il Falcon 9 (per cui è allo studio anche la possibilità di recuperare il secondo stadio, quello su cui è montato il carico utile) potrà aspirare a diventare il mulo di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) che al momento deve contare solo sugli antiquati ma affidabili russi Soyuz.

Il Falcon 9 è in grado di trasportare 13.150 kg di carico utile in orbita terrestre bassa (LEO), e 4.850 kg in orbita di trasferimento geostazionaria (GTO). Falcon 9 è composto da due stadi, entrambi spinti da motori Merlin a ossigeno liquido e RP-1. La caratteristica più innovative in assoluto nel campo del trasporto in orbita è la riusabilità che consente di di abbassare radicalmente il costo di ogni lancio.

Finora ogni razzo può essere utilizzato per un solo volo, in quanto si distrugge ritornando sulla Terra. Questo porta a costi elevatissimi, che l’azienda californiana vuole abbattere. Per questo il primo stadio del Falcon 9 è riutilizzabile: dopo il distacco, infatti, scende in caduta libera in un primo tempo, poi accende nuovamente i motori frenando bruscamente la caduta e atterra in piedi, estendendo quattro zampe retrattili, su di una zattera predisposta nell’Oceano Atlantico.

La riutilizzabilità del secondo stadio presenta più difficoltà, data l’altitudine da cui viene lasciato cadere, che lo costringono ad un vero e proprio rientro atmosferico. Questo comporta che il secondo stadio dovrà essere dotato di uno scudo termico completo, oltre ai sistemi di comunicazione e di propulsione per gestire il rientro. Entrambi gli stadi, comunque, sono stati progettati per renderli resistenti all’acqua marina e agli impatti.

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