Video

YOUTUBE Al Jarreau, a 76 anni muore la leggenda del jazz e r&b

Al Jarreau, a 76 anni muore la leggenda del jazz e r&b

ROMA – E’ morto a 76 anni Al Jarreau, leggenda della musica jazz e r&b. Ricoverato da qualche giorno in ospedale a Los Angeles, aveva il 9 febbraio annullato tutti i concerti in programma. Nella sua lunga carriera aveva vinto per 7 volte il Grammy.

L’annuncio della morte è stato pubblicato sul sito internet del cantante, attraverso un testo molto toccante: “Alcuni giorni fa mi è stato chiesto di descrivere Al a qualcuno che lo conosceva come uomo di successo ma non come persona – si legge sul sito – Io gli ho risposto: la sua seconda priorità nella vita è stata la musica. Non c’era una terza. La sua prima, invece, molto lontano dalle altre, era confortare chiunque che, vicino a lui, ne avesse bisogno. (?) Voleva vedere comparire un sorriso caldo e affettuoso laddove non c’era”.

Il messaggio pubblicato sul sito web dell’artista prosegue con alcune parole di conforto per la famiglia: “Alla moglie, al figlio, alle sorelle e ai fratelli – si legge – vorrei dire che Al vi è stato molto grato per avergli permesso di condividerlo con il resto del mondo. A chiunque abbia partecipato uno dei suoi concerti, – si legge ancora – e ascoltato i suoi album, vorrei dire che aveva bisogno di voi e ci siete sempre stati, per cinquant’anni. Vi era molto grato per questo”. Ai giovani, invece, un appello: “Al vi vuole chiedere un favore. Trovate un’arte che sapete fare con passione e fatela. Con l’arte nella vostra vita, sarete una persona migliore per la vostra famiglia, per il vostro quartiere, per i vostri amici, per la vostra città”.

Lo scorso 9 febbraio sulla pagina Facebook era stato pubblicato un messaggio di speranza:

“Al Jarreau si sta rimettendo lentamente. Suo figlio ci ha riferito che ha trovato il padre cantare Moonlighting (tema principale dell’omonima serie televisiva) a una delle infermiere”.

Figlio di un pastore della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, ebbe le prime esperienze canore in un coro ecclesiastico. Durante gli anni del college cantò in un coro dilettantistico chiamato The Indigos e si diplomò nel 1962. Le prime vere esperienze professionali sono legate ad un trio capitanato da George Duke; da allora Jarreau decise di intraprendere la carriera di cantante professionista.

Al Jarreau è l’unico cantante ad aver vinto tre Grammy Award in tre diverse categorie: jazz, pop, and R&B.  Cantante moderno, capace di esplorare con la voce tutte le timbriche, su ritmi swing, pop, jazz e R&B. Baritono naturale, è noto per la sua capacità di evoluzione timbrica e per il modo di saltare fra le ottave.

Il cantante che si aggiunge alla lunga lista dei morti di questi mesi, era conosciuto anche per aver portato le più sofisticate tecniche del canto jazz nel mondo della musica soul pop. Al Jarreau era esploso sulla scena internazionale verso la fine degli anni ’70: era il 1977 e il doppio live “Look To The Raimbow” fece gridare al miracolo, aggiudicandosi il Grammy per il miglior album di jazz vocale.

Jarreau aveva trovato un modo di nuovo di utilizzare il canto jazz, di sfruttare, in modo diverso e più aperto a sofisticate contaminazioni, tecniche come lo scat, uso di sillabe e suoni senza significato per eseguire assoli al pari degli strumenti, il vocalese, che invece riproduce assoli strumentali utilizzando le liriche di una canzone. In più metteva in mostra un’incredibile abilità nel trasformare la voce in uno strumento a percussione. In particolare la strepitosa versione di “Take Five”, il più celebre 5/4 della storia del jazz, diventò un vero e proprio “cult”.

A quel risultato Al Jarreau era arrivato grazie a una solida formazione, aveva alle spalle un diploma in psicologia, uno in riabilitazione vocale e seri studi musicali e, lui che era nato a Milwaukee, aveva cominciato a cantare jazz con un trio che al pianoforte vedeva George Duke.

Le ossa se l’era fatte dividendo le serate nei club dove si esibivano stand up comedian destinati a un futuro da star come Bette Midler e John Belushi. Non per niente i primi passi verso la celebrità li ha compiuti proprio apparendo al “Saturday Night Live”, che viveva la sua stagione d’oro. Il mix esplosivo di acrobazie vocali, di jazz, latin, soul e funk si è via via andato addolcendo verso terreni pop: nel 1981 ottiene il più grande successo della sua carriera con l’album “Breakin’ Away” che contiene “We’re In This Love Together”, che rimarrà la sua hit più famosa.

Nel 1985 Quincy Jones, che lo ha voluto anche nell’album manifesto “Back On The Block”, gli affida una delle voci soliste di “We Are The World”. Negli anni ’90 ha deliberatamente diradato la sua produzione discografica per dedicarsi a un’intensissima attività live che lo ha visto collaborare con gente come Miles Davis, George Benson, Chick Corea, prodursi anche in concerti con l’orchestra sinfonica.

Con il nuovo millennio, problemi respiratori e cardiaci hanno pregiudicato la sua attività, costringendolo più volte al ricovero. Nel 2012 era stato al festival di Sanremo, dove, ospite dei Matia Bazar aveva cantato la versione internazionale di “Parla più piano”, il tema de Il Padrino. Al Jarreau era uno dei pochi nella storia ad aver vinto il Grammy nella categoria, jazz, R&B e Pop. E’ stato un cantante che esercitato un’influenza enorme sul mondo della musica, aprendo di fatto le porte a un nuovo modo di cantare.

To Top