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YOUTUBE Avellino: “furbetto badge”, dito medio a cartellino

AVELLINO – I “furbetti del cartellino” di Avellino sono stati presi: usavano il badge per entrare e uscire dalla Asl quando pareva a loro. E uno faceva anche il dito medio alla macchinetta per timbrare.

In totale sono 21 le misure cautelari interdittive nei confronti di altrettanti dipendenti della locale Asl. Si tratta di dirigenti, medici e impiegati che attraverso il distorto utilizzo del badge si assentavano dal posto di lavoro. Le indagini della Squadra Mobile di Avellino, coordinate dalla procura, vennero avviate l’anno scorso.

C’è anche una guardia giurata, addetta alla vigilanza interna. Il vigilante viene immortalato nelle immagini, mostrate ai giornalisti nel corso della conferenza stampa con il questore di Avellino, Maurizio Ficarra, e il procuratore, Rosario Cantelmo, che ha coordinato le indagini, mentre con un cacciavite tenta di disabilitare una microcamera nascosta, installata dalla Polizia di Stato. L’accusa nei confronti degli indagati è quella di truffa ai danni dello Stato: si tratta di dirigenti amministrativi, medici, impiegati e ausiliari che prestano servizio presso la sede di Avellino in via degli Imbimbo.

Nei loro confronti è scattata la misura cautelare interdittiva della sospensione del lavoro: si tratta di dirigenti amministrativi e medici, impiegati e ausiliari che nell’arco dell’ultimo anno, quando sono cominciate le indagini, si assentavano normalmente dal luogo di lavoro anche per molte ore nell’arco della stessa giornata, dopo aver timbrato il cartellino o affidando il badge a colleghi cui avrebbero ricambiato il favore.

Il commissario straordinario della Asl di Avellino, Mario Ferrante, annuncia drastici provvedimenti a carico dei dipendenti coinvolti nell’inchiesta sui furbetti del cartellino e scoperti dalla Polizia. “Sono fatti gravi – dice – che richiedono interventi decisi: avvierò le procedure per il loro licenziamento e, non appena verranno quantizzate le ore di assenza ingiustificate dei dipendenti, chiederò alla Corte dei Conti di recuperare le somme equivalenti”.





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