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YOUTUBE Berlusconi: “Milan ai cinesi? Comunisti mangia…”

MILANO – Silvio Berlusconi non vuole parlare, almeno ufficialmente, della possibile vendita del Milan a una cordata cinese.

Come scrive Il Corriere della Sera, bocca quasi cucita con i giornalisti per il patron rossonero; poi, pensando di non essere ripreso dalle telecamere, si lascia andare a una battuta con i suoi sostenitori a margine della campagna elettorale a Ostia:

«I cinesi comunisti mangiavano i bambini, è vero perché c’era una grande carestia; e le donne che non avevano il latte per sfamare gli altri figli, li facevano bollire e li mangiavano».

E’ una sorta di business plan dettagliato quello che attende Silvio Berlusconi dalla cordata cinese per la prossima settimana, la penultima prima della chiusura della trattativa in esclusiva di un mese per la cessione del 70% del Milan.

Nei giorni scorsi il consorzio ha delineato quanto intende spendere nei primi 2-3 anni, il periodo di transizione (prima dell’acquisto del 100%) in cui Berlusconi resterebbe presidente onorario e azionista di minoranza attraverso Fininvest.

I numeri quadrano, secondo quanto filtra, ma l’ex premier pretende di sapere con una certa precisione come verranno ridistribuite le risorse tra mercato, stadio e sviluppo commerciale. Solo poi prenderà una decisione definitiva.

I potenziali soci avrebbero voluto arrivare prima possibile al momento della verità, ma Berlusconi scioglierà il nodo dal 20 giugno in avanti, dopo i ballottaggi per le amministrative.

“Siamo in negoziazione con un gruppo di fondi e società che vengono dalla Cina, due con fatturati di decine di miliardi e con una partecipazione dello Stato cinese – ha spiegato a Radio Centro Suono Sport Berlusconi -. Non so se possiamo arrivare a concludere, non hanno ancora risposto circa il loro impegno” a fornire i finanziamenti annuali necessari per “riportare il Milan protagonista in Italia, Europa e nel mondo. La conclusione ci sarà solo se vorranno impegnarsi in questo senso”.

Il leader di Forza Italia ha ricordato che in passato ci sono stati “contatti e negoziazioni con una decina di gruppi. Ma quando si passava a considerare il futuro del Milan e mettevamo nero su bianco la necessità di fondi annuali per riportare la squadra protagonista, nessuno si è voluto impegnare e quindi abbiamo scartato altre ipotesi, anche di gruppi di Paesi che hanno il petrolio”.

Anche in questo caso non può essere scontato l’epilogo di un negoziato che però procede senza intoppi, in attesa di questa sorta di piano industriale, ultimo tassello prima di stendere la bozza del contratto di compravendita.

Se il modello di Milan che i cinesi hanno in mente convincerà Berlusconi, resteranno solo dettagli tecnici considerati risolvibili. Anche la futura governance è stata grosso modo condivisa.

L’ex Cavaliere resterà presidente onorario e i 7-8 nuovi soci creeranno una società veicolo in cui 2-3 di loro avranno posizione prominente. Non sopravviverà l’attuale struttura con due amministratori delegati con aree così distinte.

Il ruolo di ad dovrebbe spettare a Nicholas Gancikoff, uno dei consulenti che rappresenta i cinesi assieme all’advisor Sal Galatioto. Adriano Galliani dovrebbe restare almeno nel periodo di transizione al fianco di un allenatore con ampio potere (i cinesi spingono per Unai Emery, tentato però anche dal Paris Saint Germain) e Barbara Berlusconi potrebbe trovare posto nel cda, la cui struttura rispecchierà i nuovi equilibri societari.

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