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YOUTUBE Calais: caos Giungla, scontri e riprende sgombero

CALAIS – Dopo gli scontri, a Calais riparte lo sgombero della Giungla. La Giungla è il campo della Francia in cui si trovano i migranti che attendono e sperano di poter passare la Manica e andare in Inghilterra. Lo sgombero era stato interrotto il 29 febbraio a causa degli scontri tra polizia, attivisti no-border e migranti. Durante la notte la polizia in tenuta antisomma ha sparato gas lacrimogeni contro i migranti che lanciavano sassi contro le squadre di demolitori. Le autorità cercano di spostare i migranti in container di spedizione situati in un’altra zona della Giungla, ma molti si rifiutano, temendo che in questo modo siano costretti a chiedere asilo in Francia ed a dover rinunciare così al loro sogno di stabilirsi nel Regno Unito.

Fiamme, sassi e lacrimogeni. Il primo giorno di sgombero della tendopoli di Calais, nel nord della Francia, è degenerato negli scontri tra attivisti no-border, migranti e circa duecento agenti di polizia incaricati di presidiare le squadre di operai giunte sul posto per smantellare le tende e le capanne di rifugiati e richiedenti asilo a cui è stato proposto di trasferirsi nei centri di accoglienza messi a disposizione dallo Stato. Alle diciassette la situazione non era più sostenibile e, a causa delle violenze, la Police Nationale ha deciso di sospendere le operazioni.

Ma non è bastato a placare gli spiriti visto che scontri sporadici si protraevano in serata. Quattro persone sono state fermate e cinque agenti sono rimasti leggermente feriti. Intanto, la polizia federale belga ha annunciato di aver respinto verso la Francia 619 persone da quando ha ripristinato, la settimana scorsa, i controlli alla frontiera per impedire un eventuale afflusso di migranti in concomitanza con lo sgombero di Calais.

Giovedì scorso, il Tar di Lille ha dato il via libera all’evacuazione della parte sud della tendopoli più grande di Francia. Il governo Hollande ha da subito garantito il carattere “umanitario” e “progressivo” dello sgombero. A tutti i migranti – insistevano a Parigi – verrà proposta un’alternativa tra container riscaldati e centri d’accoglienza. Ma le Ong ritengono che i posti letto non siano sufficienti. Secondo le associazioni, sono oltre 3.400 i disperati che devono lasciare la zona meridionale della ‘Jungle’, circa un migliaio secondo la prefettura. Nel campo sono comunque ancora tantissimi a rifiutarsi di passare nelle strutture controllate dallo Stato e da cui tentare la traversata in Gran Bretagna diventerebbe ancora più difficile.

Lo sgombero progressivo della parte sud della tendopoli è cominciato intorno alle 8.30 del 29 febbraio: due bulldozer e una ventina di operai con casacca arancione sono giunti sul posto spalleggiati da circa duecento agenti in tenuta antisommossa. Obiettivo smontare le prime tende lasciate libere e demolire le capanne. In un primo tempo, l’atmosfera era relativamente calma ma gli incendi appiccati in una ventina di baracche hanno contribuito a risvegliare le tensioni.

Secondo fonti di polizia, ad accendere il fuoco, sarebbero stati gli stessi attivisti no-border con il preciso scopo di mandare a monte l’evacuazione. Nel cielo azzurro di Calais la densa coltre di fumo sprigionata dalle baracche in fiamme della Giungla era visibile per tutto il pomeriggio. Gli agenti in tenuta antisommossa hanno poi risposto con i lacrimogeni al lancio di pietre da parte di 150 persone tra migranti e attivisti opposti all’evacuazione. Sul posto, il prefetto, Fabienne Buccio, ha spiegato che l’imponente dispiegamento di forze è dovuto alle “aggressioni verbali e fisiche di cui sono stati oggetto nei giorni scorsi” gli operatori incaricati di convincere i migranti a lasciare il campo e a trasferirsi nei centri dello Stato. Alcuni di loro – ha deplorato – sono stati “insultati e strattonati” da “attivisti in maggioranza britannici”. Già da questa mattina gli agenti avevano formato cordoni di protezione intorno agli operai armati di trapani e martelli per radere al suolo le capanne. “Vogliamo agire con dolcezza, non durerà solo un giorno”, assicura Bruno Noel, segretario regionale del sindacato di polizia Alliance Nord-Pas-de-Calais-Picardie, aggiungendo: “Le forze dell’ordine filtrano gli accessi al campo e allontanano i no-border perché sono loro che organizzano gli scontri”. Un sit-in di protesta contro l’evacuazione a Calais è stato improvvisato anche a Londra nei pressi di Downing Street. FOTO ANSA.

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