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YOUTUBE Disastro Shuttle Challenger Sts-51-L trent’anni fa

Il 28 gennaio 1986 lo Space Shuttle Challenger decollò dalla base di Cape Canaveral con sette astronauti a bordo. Appena 73 secondi dopo, il malfunzionamento a uno dei motori causò l'esplosione e la distruzione della navetta.

ROMA – Doveva essere la missione della prima professoressa nello spazio ma il sogno finì a 73 secondi dal lancio quando una esplosione trasformò lo shuttle Challenger in una nube di fumo e fiamme.

Erano le 17:39 (ora italiana) del 28 gennaio 1986, quando la navetta della Nasa si disintegrò sopra l’Oceano Atlantico, al largo della costa di Cape Canaveral, in Florida a causa di un guasto ad una guarnizione del razzo a propellente solido.

Il Challenger era al suo decimo volo e nella missione del 28 gennaio 1986, la Sts-51-L, persero la vita il comandante Francis (Dick) Scobee (47 anni), il pilota Michael Smith (41), gli specialisti di missione Judith Resnik (37), Ronald McNair (36) e Ellison Onizuka (40); lo specialista di carico Gregory Jarvis (42), della Hughes Aircraft, e la prima maestra che si preparava a fare dello shuttle una specialissima aula didattica, Sharon Christa McAuliffe (38).

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  • YOUTUBE Disastro Shuttle Challenger Sts-51-L 30 anni fa 04
  • L'equipaggio dello Shuttle Challenger Sts-51-L
  • L'esplosione dello Shuttle Challenger Sts-51-L
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A 30 anni di distanza è difficile dimenticare le due scie di fuoco e fumo che si formarono subito dopo l’esplosione, anche perché il lancio ebbe una copertura mediatica enorme, non solo negli Stati Uniti, anche per la presenza a bordo della maestra McAuliffe. Circa il 17 per cento degli americani ha visto il lancio in diretta e anche in Italia quel giorno molte scuole invitavano i bambini a vederlo.

L’incidente, che a quell’epoca era il più grave mai avvenuto nelle imprese spaziali fermò per 32 mesi il programma Shuttle e mandò in frantumi anche la sicurezza della Nasa minata ulteriormente dal disastro dello shuttle Columbia avvenuto 17 anni dopo, il primo febbraio 2003.

A causare il disastro del Challenger fu un guasto ad una guarnizione (chiamata O-ring) del segmento inferiore del razzo a propellente solido. La pressione aveva spaccato una saldatura tra due sezioni del serbatoio e la guarnizione principale che avrebbe dovuto sigillare il foro aveva perso elasticità a causa del gelo che si era formato la notte precedente. Inoltre i bordi dello squarcio avevano bloccato la guarnizione secondaria. Al momento del lancio si formò un pennacchio di fumo grigio vicino al razzo di destra, ma a quel punto era impossibile intervenire e a 73 minuti dal lancio la navetta si disintegrò.





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