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YOUTUBE Fukushima abbandonata: negozi con merce ancora esposta, semafori accesi

FUKUSHIMA – Nel marzo del 2011 il terremoto di magnitudo 8,9 e il conseguente devastante tsunami distrussero una parte considerevole del Giappone nord-orientale, causando l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima. A causa delle radiazioni, le città giapponese che sorgevano nei pressi della centrale sono state evacuate e abbandonate. E così, a partire dal 22 aprile 2011, una zona con un raggio di circa 20 km dall’impianto di Fukushima è stata transennata e chiusa, dato che viene considerata una zona “rossa”. Ora però, il fotografo malese Keow Wee Loong è entrato nella zona di per realizzare alcuni scatti inquietantiche sono stati diffusi da Barcoft Media (clicca sull’articolo del Daily Mail per vedere le foto).

Con una maschera antigas ed altri indumenti protettivi, il 27enne Loong, ha visitato quattro delle città evacuate intornio a Fukushima, Tomioka, Okuma, Namie e Futaba, nel giugno di quest’anno con gli amici Sherena Ng e Koji Hori.  Le immagini di Loong parlano da sole e offrono uno sguardo inquietante su quanto accaduto. I calendari nei negozi visitati rimangono sulle pareti con la data del teremoto, la lavatrice ha ancora i panni al suo interno, le edicole hanno esposti ancora i quotidiani, con un negozio che vendeva dvd che ha ancora esposti i titoli che andavano forti nel 2011. Loong racconta infatti che “i residenti di queste tre città hanno dovuto lasciare le loro case così in fretta che non hanno nemmeno avuto il tempo di prendere qualcosa di prezioso”. 

Quando Loong è entrato nel centro commerciale racconta di aver “sentito un silenzio irreale, come se il tempo si fosse congelato. Il centro commerciale era completamente vuoto e con tutta la merce a posto. Da bambino, ho sempre sognato di entrare in centro commerciale vuoto. Quando ci sono entrato è stato come avere un déjà vu”. A Fukushima, Loong racconta che i semafori sono ancora in funzione: “Tutto mi ha ricordato il film ‘Io sono leggenda’. E’ stato come mettere piede in una città post-apocalittica.”





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