Blitz quotidiano
powered by aruba

YOUTUBE Furto di quadri a Verona, i ladri “al lavoro”

la banda di ladri sapeva di aver messo a segno “un colpo grosso”, che bisognava aspettare, far calmare le acque, sperare che il clamore di una rapina al cuore del patrimonio artistico italiano si placasse.

L’indicazione arriva dalla fitta rete di intercettazioni compiute e portate all’attenzione della Procura scaligera che hanno contribuito a chiudere il cerchio attorno agli autori e fiancheggiatori del trafugamento di 17 dipinti di inestimabile valore la sera del 19 novembre scorso.

“Questo sì che si può chiamare grosso colpo”: è uno dei passaggi delle intercettazioni. “E’ veramente un grande colpo”, si sente in un brano di conversazione. “Bisogna aspettare. E’ stato troppo un casino grosso”, dice uno dei banditi a Pasquale Silvetri, fratello gemello di Francesco, la guardia giurata in servizio la sera della rapina. I due sono finiti in carcere assieme alla moglie moldava di Pasquale, ritenuta il “gancio” con il gruppo di connazionali che poi hanno messo a segno il colpo al museo veronese.

“Hanno paura, dice che facciamo calmare le acque, hai capito?” sottolinea Pasquale Silvestri. “Mo’, cosa cambia: un mese, due mesi, tre mesi, quattro mesi…cosa cambia: aspettiamo e stiamo zitti. Fermi”. “E’ giusto così”, si sente dire nel brano di intercettazione telefonica.

La mole di lavoro sul fronte tecnico degli investigatori è stata imponente. Sono stati passati al setaccio sette milioni di report telefonici e quattromila ore di riprese video, che hanno permesso agli investigatori di ricostruire la via di fuga dei banditi dopo aver caricato i dipinti sull’auto del vigilante che l’aveva lasciata parcheggiata con le chiavi sul cruscotto nel cortile del museo.

La vettura è stata ritrovata a Brescia, ma il lavoro di intelligence ha consentito di individuare le auto che hanno seguito la banda, due Renault guidate da moldavi. Poi, la linea delle indagini si è spostata in terra moldava, dove si ritiene siano ancora nascoste le opere trafugate. All’indagine ha collaborato fattivamente la polizia moldava.





PER SAPERNE DI PIU'