Blitz quotidiano
powered by aruba

YOUTUBE Julian Assange all’attacco dopo rapporto Onu

Il fondatore di Wikileaks torna all'attacco dopo il rapporto delle Nazioni Unite che ha definito la sua detenzione "arbitraria"

LONDRA – Julian Assange va all’attacco, dopo il rapporto delle Nazioni Unite che hanno definito la sua detenzione “arbitraria” e lo fa nel modo che preferisce. E’ tornato ad affacciarsi dal balcone dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, che non lascia da tre anni, mostrando ai sostenitori e ai media di tutto il mondo il simbolo della sua “vittoria che non può essere negata”: quel rapporto dell’Onu presentato ufficialmente venerdì che critica pesantemente Gran Bretagna e Svezia per la sua “ingiusta detenzione e chiede non solo la liberazione dell’attivista ma anche un indennizzo.

Ma dall’altra parte arriva la risposta dai toni non certo diplomatici del ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, che liquida il parere delle Nazioni Unite come “ridicolo” e definisce Assange come un “latitante”.

Il botta e risposta fra le parti coinvolte diventa quindi sempre più acceso anche se ‘sul campo’ la situazione non cambia. Il fondatore di Wikileaks sa che se mette il naso fuori dall’ambasciata sarà arrestato e quindi deve cercare di tenere alta l’attenzione sulle autorità che alla fine decidono del suo destino.

L”offensiva’ di Assange è iniziata con la conferenza stampa del suo team legale al Frontline Club di Londra, qualche ora dopo la pubblicazione del rapporto Onu – già anticipato ampiamente dai media del Regno Unito – che non risparmia accuse soprattutto a Londra, per il modo in cui ha gestito l’intera vicenda, di fatto spingendo Assange ad ‘auto-esiliarsi’ dentro la sede diplomatica.

Uno dei suoi avvocati, Miranda Taylor, afferma che addirittura si può parlare di “tortura psicologica” contro l’attivista sottoposto alla continua sorveglianza della polizia inglese, sempre pronta ad ammanettarlo al di fuori della sede diplomatica.

Ma è Assange a guidare l’affondo contro Londra. Parlando via Skype accenna un sorriso, anche se appare molto stanco dopo il lungo ‘esilio’, dice che finalmente col parere dell’Onu ha “avuto giustizia”. E subito attacca Hammond per i suoi commenti “indegni per un ministro degli Esteri” e “offensivi” nei confronti dell’Onu.

Il rapporto per Julian Assange “segna la fine delle argomentazioni legali di Gran Bretagna e Svezia” ed è “legalmente vincolante”. Quindi per Londra e Stoccolma non rimane che “rispettare il verdetto” dell’Onu e lasciare libero il giornalista australiano.

Quando nel pomeriggio si è affacciato dal balcone dell’ambasciata ha rincarato la dose, affermando che le parti coinvolte “rischiano conseguenze penali” ma senza chiarire quali saranno. I sostenitori accorsi lo hanno acclamato e lui ha ceduto anche ad una considerazione personale sui suoi figli: loro non hanno colpa, è tempo che riabbraccino il loro padre.

Promette che arriverà il giorno in cui sarà libero ma per ora non può far altro che rientrare nella sede diplomatica. Il governo britannico infatti non cede di un millimetro: Assange resta una “persona che cerca di sottrarsi alla giustizia”. “Può uscire quando vuole – ha detto Hammond – ma dovrà rispondere alla giustizia in Svezia se decide di farlo”.

Per quanto riguarda il parere dell’Onu, viene bollato come giuridicamente non vincolante da Londra. Su posizioni simili anche la procura svedese, secondo cui il documento “non ha nessun impatto sull’inchiesta in corso” in cui il fondatore di Wikileaks è accusato di abusi sessuali. Non la pensano così alcuni esperti di parte. Come l‘ex magistrato spagnolo Baltasar Garzon, consulente della difesa di Assange, secondo cui è “imperativo” che Gran Bretagna e Svezia lo rispettino. E interviene anche il governo di Mosca che “si auspica” che i due Paesi tengano conto del verdetto.

Immagine 1 di 4
  • YOUTUBE Julian Assange all'attacco dopo rapporto Onu 4
Immagine 1 di 4





PER SAPERNE DI PIU'