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YOUTUBE Orso d’acqua scongelato e resuscitato dopo 30 anni

L’Istituto Nazionale d’Investigazione polare del Giappone ha resuscitato con successo un orso d’acqua.

LONDRA – L’Istituto Nazionale d’Investigazione polare del Giappone ha resuscitato con successo un orso d’acqua, un microanimale chiamato comunemente così per il suo aspetto, che era congelato da trent’anni. Il microanimale, denominato anche tardigrado, è stato trovato in una mostra nel 1983, vicino alla base Base Syowa, una stazione d’investigazione permanente del Giappone nell’Antartide. Il processo di scongelamento dell’orso d’acqua è iniziato nel maggio del 2014. I tardigradi sono capaci di sopravvivere in condizioni climatiche estreme. Di fatto hanno caratteristiche uniche nel regno animale, che permettono loro di sopravvivere nel vuoto dello spazio esterno, a pressioni molto alte e a temperature tra 200 e 150 gradi. Inoltre resistono alla disidratazione prolungata, e per tutto questo sono considerati gli esseri viventi più resistenti.

Gli orsi d’acqua sono capaci d’entrare in stato di criptobiosi o sospensione dei processi metabolici, sino a quando le condizioni ambientali del loro ambiente tornano alla normalità. Gli investigatori dell’Istituto considerano che la sopravvivenza di questo piccolo animale aiuterà a conoscere meglio questo tipo di processo.

Da Wikipedia:

I tardigradi sono in grado di sopravvivere in condizioni che sarebbero letali per quasi tutti gli altri animali, resistendo in particolare a:

  • mancanza d’acqua (possono sopravvivere quasi un decennio in condizioni di totale disidratazione);
  • temperature alte o bassissime (possono resistere per pochi minuti a 151 °C, per parecchi giorni a -200 °C (~73K) o per pochi minuti a ~1K);
  • alti livelli di radiazione (anche centinaia di volte quelli che ucciderebbero un uomo);
  • basse o alte pressioni (anche sei volte maggiori di quelle dei fondali oceanici);
  • mancanza di ossigeno;
  • raggi UV-A e alcuni tipi perfino ai raggi UV-B.

Se posti in condizioni avverse come quelle sopra elencate questi animali sviluppano una serie di meccanismi difensivi che vanno dall’incistidamento alla sospensione di ogni attività metabolica visibile (criptobiosi). In condizioni di disidratazione ritraggono le zampe e si contraggono riducendo la superficie per rallentare l’evaporazione dell’acqua. Questo fornisce il tempo per la sintesi di sostanze protettive. Nel caso di basse temperature nel liquido che riempie l’emocele si formano cristalli di ghiaccio a crescita controllata. In entrambi i casi una funzione importante è svolta dalla sintesi del trealosio, uno zucchero disaccaride che con l’acqua e le altre sostanze cellulari forma un gel che permette la conservazione degli organelli fino alla successiva eventuale reidratazione.

Un esperimento dell’Università di Kristianstad ha dimostrato come alcune specie possano sopravvivere per dieci giorni nello spazio.





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