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Sono decine di migliaia i siriani ammassati nel nord del Paese al confine turco nella speranza di poterlo attraversare. Ma Ankara continua a tenere chiusi i posti di frontiera

DAMASCO  –  Siria, esodo di massa da Aleppo, la seconda città del Paese martoriata dai bombardamenti. E la vicina Turchia chiude le frontiere.

Sono decine di migliaia i siriani ammassati nel nord del Paese al confine turco nella speranza di poterlo attraversare. Ma Ankara continua a tenere chiusi i posti di frontiera. I siriani sono in fuga dai raid aerei russi e dall’offensiva militare in corso da giorni da parte delle forze governative guidate sul terreno dai Pasdaran iraniani e dagli Hezbollah libanesi.

Si tratta di un vero e proprio esodo, con altre migliaia di uomini, donne e bambini che continuano a camminare verso la Turchia. Mentre la Nato mette in guardia dall’escalation russa, affermando che Mosca sta “minando gli sforzi di una soluzione politica al conflitto”.

Intanto i lealisti di Bashar al Assad hanno guadagnato terreno anche nel sud della Siria al confine con la Giordania, mentre l’inviato speciale dell’Onu, Staffan De Mistura, è impegnato a fornire la sua relazione al Consiglio di sicurezza sulla sospensione dei colloqui di Ginevra decisa nei giorni scorsi.

Secondo fonti mediche della zona di Aleppo, sono circa 40mila i civili siriani, tra cui moltissimi bambini e donne, in fuga verso Aazaz, a pochi chilometri dal confine turco, da mesi chiuso dalle autorità di Ankara.

In Turchia l’Onu ha finora registrato circa due milioni e mezzo di profughi siriani. E l’Unione Europea aveva nei mesi scorsi chiesto al governo turco di fare il possibile per limitare che i civili in fuga raggiungano l’Europa dalla Turchia. Le autorità turche hanno cominciato a innalzare un muro di divisione nell’unica zona frontaliera a nord di Aleppo non controllata dall’Isis.

I raid aerei russi sono proseguiti intensi anche oggi, dopo che nei giorni scorsi il fuoco di Mosca aveva, secondo fonti locali, “fatto terra bruciata di interi villaggi” tra Aleppo e la frontiera turca. L’azione aerea russa è a sostegno dell’avanzata lealista mirata a tagliare la linea di rifornimento tra la frontiera nord e la principale città siriana, in parte controllata dagli insorti, sostenuti a vari livelli dalla Turchia e dall’Arabia Saudita e di cui fanno parte anche qaidisti.

Per il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, “gli intensi attacchi aerei russi stanno minando gli sforzi per trovare una soluzione politica al conflitto”. Dopo la debacle subita a nord di Aleppo, le forze anti-Damasco hanno oggi dovuto cedere nuovo terreno ai governativi nel sud.

Anche nella regione di Daraa, al confine con la Giordania, l’apporto degli Hezbollah libanesi e dei Pasdaran iraniani è stato cruciale secondo fonti concordanti sul terreno.

L’agenzia ufficiale siriana Sana e siti delle opposizioni hanno riferito della conquista da parte dei governativi di Atman, alle porte di Daraa. La città era stata nel 2011 la prima roccaforte delle proteste anti-regime e teatro delle sanguinose repressioni poliziesche e militari che hanno contribuito a innescare il conflitto intestino ormai da tempo trasformatosi in un incendio regionale.

Più di 250mila siriani sono morti dal 2011 e oltre la metà dei 21 milioni di siriani hanno dovuto abbandonare le loro case, come profughi all’estero o come sfollati in patria. De Mistura ha rimandato intanto ogni decisione sul futuro della sua iniziativa alla riunione, prevista la settimana prossima a Monaco di Baviera, dei rappresentanti dei Paesi membri del cosiddetto Gruppo di Vienna, a cui partecipano anche Iran e Arabia Saudita.

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