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YOUTUBE Siria: robot soldati antimina usati dalla Russia

L'esercito russo ha cominciato a usare robot antimina nella guerra in Siria. Telecomandati a distanza, faranno perdere la vita a meno soldati.

DAMASCO – La guerra si fa con i robot, o meglio i russi hanno deciso di usare tecnologie più avanzate per rischiare meno vite umane possibile. Una potente macchina antimina fa parte di un programma di robot-guerra in cui le armi sono comandate a distanza. La Russia ha deciso di usarla in Siria. Insieme a quest’arma sono presenti anche robot muniti di razzi e in grado di offendere; in soli 20 minuti tutti assieme possono preparare la strada all’assalto degli uomini delle forze armate. La robot attrezzatura russa è stata utilizzata per la prima volta al mondo in un attacco contro una zona fortificata nei pressi di Latakia, in Siria.

Il sito Sputnik News ha parlato del progresso tecnologico dell’esercito russo:

In un’intervista all’edizione serba di Sputnik il vice premier russo Dmitry Rogozin ha detto:

“entro il 2020, in base all’implementazione del programma sugli armamenti, la Russia otterrà l’esercito più moderno in Europa, con armi di qualità superiore rispetto a quelle delle forze armate americane. Il presidente russo ogni giorno e in dettaglio si occupa di questo argomento, parliamo nei minimi particolari del programma”.

Lo stesso “Armata” non è un semplice tank. Questo carro armato può essere telecomandato a discrezione, è un tank-robot. Per questo oggi il nostro esercito è un esercito di ingegneri, di persone altamente qualificate ed istruite. Creeremo un esercito di professionisti ci stiamo muovendo in questa direzione gradualmente. Nel 2020 le forze terrestri e la Marina sarà molto ben equipaggiate. Anche ora combattiamo a distanza contro i terroristi, senza contatto, effettuando raid dal Mar Caspio e dal Mar Mediterraneo, l’Aviazione strategica funziona.

Stiamo svolgendo una missione di difesa e di pulizia dei terroristi perché ci sono migliaia di nostri connazionali, soprattutto originari del Caucaso settentrionale, che lì acquisiscono l’esperienza di combattimento che poi sfrutterebbero qui. Non vogliamo che ritornino. Difendiamo i nostri interessi. Allo stesso tempo, non lo nego, ci troviamo in una reale situazione di combattimento e vediamo come funzionano le nostre nuove armi. Siamo soddisfatti dei risultati”.

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