Video

YOUTUBE The State, critiche a fiction britannica: “Reclutamento per jihad. Sembra propaganda nazi anni ’30”

The State, critiche a fiction britannica: "Reclutamento per jihad islamica. Sembra propaganda nazi anni 30"
The State, critiche a fiction britannica: "Reclutamento per jihad islamica. Sembra propaganda nazi anni 30"

The State, critiche a fiction britannica: “Reclutamento per jihad islamica. Sembra propaganda nazi anni 30”

LONDRA – “Un club davvero super cool”. È così che una giovane donna britannica di colore, una dottoressa, descrive lo stato islamico in un episodio di “The State” una serie tv in quattro parti in onda su Channel 4 in Gran Bretagna. La donna pronuncia la frase mentre sta registrando un messaggio da postare su YouTube in cui esorta altre giovani donne a seguire il suo esempio e raggiungere la Siria. Si tratta di “un club veramente super cool” dice senza ironia.

La dottoressa Shakira Boothe (interpretata da Ony Uhiara) è una madre single di Londra che afferma di far parte della prima generazione di musulmani che costruiscono un paradiso religioso sulla terra, spiega Christopher Stevens in un articolo sul Daily Mail. Questo, prosegue Stevens, è dunque il modo in cui il Channel 4, un’emittente britannica pubblica, raffigura lo stato islamico a 5 giorni di distanza dall’attentato terroristico a Barcellona in cui hanno perso la vita 14 persone, in un anno che ha visto teenager inglesi uccisi nel corso di un concerto pop a Manchester, per mano di un attentatore suicida.

The State si presume sia basato su eventi reali in Siria e in Iraq, e racconta quello che sta accadendo dal punto di vista di diverse reclute britanniche che sono fuggite dalle loro case per unirsi alla jihad. Nella serie tv ci sono anche immagini di tortura e smembramento, aggiunge Stevens. Il secondo episodio, quello a cui si riferisce il giornalista, c’è una scena terrificante in cui si vedono persone morte dopo l’esplosione di una bomba in un ospedale.

Ma a provocare una morsa allo stomaco, non sono gli arti disseminati ma l’adulazione: The State, scrive Stevens, ci chiede non “di simpatizzare per i jihadisti britannici, ma di amarli”. “Tutte le donne sono eroine eleganti ma forti e indipendenti, fanno una scelta positiva quando sacrificano la loro libertà in nome della fede religiosa. Ciascuna è una Giovanna D’Arco. Tutti gli uomini sono sensibili quando invitano a combattere nell’esercito di Dio, parlano con voce suadente. Ognuno è molto intelligente, parla più lingue e ha una profonda conoscenza del Corano”.

Nessuno sarà sorpreso di scoprire che Peter Kosminsky, regista e autore di The State, non è tuttavia un veterano della guerra civile in Siria né ha svolto missioni di ricerca a Raqqa o ad Aleppo, sottolinea Stevens. Nella scena di apertura del secondo episodio, un combattente ondeggia il suo AK47 e urla: “E’ meglio che girare gli hamburger!” Sembra essere un grido di vittoria ma detto forse con il presupposto che i beneducati asiatici britannici, come lui, siano destinati a lavorare da McDonald’s, razzista, prosegue Stevens. “Kosminsky non sembra capire come i telespettatori considereranno la sua falsata visione dell’ISIS. Qualsiasi uomo dignitoso, chiunque abbia provato la disperazione e l’infelicità per gli attacchi terroristici dello Stato islamico, non proverà nient’altro che ripugnanza per i personaggi. Sono traditori delle famiglie e degli amici. La società ha dato loro un’istruzione per arricchire la loro vita e la stanno utilizzando nel modo peggiore”.

“The State non è una serie tv veritiera, come afferma di essere. E’ un video di reclutamento paragonabile alla propaganda nazista degli anni Trenta quando esortava i giovani ad aderire alle camicie brune. E’ un veleno”, conclude Stevens.

To Top