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YouTube, Vanessa Marzullo-Greta Ramelli: soldi del riscatto

Secondo un'inchiesta di Al Jazeera questa foto mostrerebbe il riscatto che i servizi segreti italiani hanno preparato per ottenere la liberazione di Greta e Vanessa

ROMA – Pacchi di banconote, rivestiti con plastica trasparente con grande cura. Sopra quella montagna di soldi, pare 12 milioni di euro, un foglio di carta con una scritta: “Ta Ma Ho”. E una data: 7 gennaio 2015. Secondo un’inchiesta di Al Jazeera questa foto mostrerebbe il riscatto che i servizi segreti italiani hanno preparato per ottenere dalla sigla terroristica siriana Al Nusra la liberazione delle due cooperatrici Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, avvenuta appunto un anno fa. L’Italia ha sempre smentito il pagamento di una cifra per riavere sane e salve le ragazze.

La notizia è stata ripresa in Italia da Franco Bechis che su Libero spiega che a causa di questa foto finita sulla stampa internazionale ci sarebbe stato un vorticoso avvicendamento ai vertici dell’Aise, i nostri servizi segreti che operano per la sicurezza all’estero. Scrive Bechis:

Secondo le indiscrezioni, comunque, è su due vicende che quel contrasto sarebbe nato. La prima, come riferivamo ieri, è la gestione fino alla sua conclusione del rapimento avvenuto in Siria di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Le due ragazze che si erano avventurate clandestinamente in zona di guerra sono state lasciate dai carcerieri dopo una lunga trattativa la cui regia è stata sicuramente dell’ Aise. Non molto dopo la conclusione di quel rapimento, sono iniziate a circolare voci sul pagamento di un possibile riscatto, che era stato ipotizzato in 12 milioni di euro. Il governo Renzi, anche per bocca del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha sempre negato questa indiscrezione. Nel novembre scorso un video della tv araba Al Jazeera, citando anche fonti di intelligence inglesi e americani, ha ricostruito il pagamento di quel riscatto, e anche di quelli che l’ Italia avrebbe pagato per ostaggi negli anni passati (fra gli altri il rapimento dello skipper Bruno Pellizzari e della sua fidanzata da parte di pirati somali). In quel video erano apparse immagini di banconote sigillate e raccolte in pile di sei mazzette su un tavolo di ufficio sotto la scritta «Ta Ma Ho» e la data del 7 gennaio 2015. Secondo la ricostruzione quella foto sarebbe stata scattata in un ufficio di Forte Braschi, sede dei servizi italiani. Ed è proprio quel video all’ origine della tempesta interna al servizio. Perché la foto era genuina, e non avrebbe dovuto circolare all’ esterno. E non è solo questo il problema: la foto sarebbe stata scattata su richiesta di un esponente apicale dell’ Aise per evitare quel che era accaduto in passato: nell’ eccessiva segretezza dell’ operazione, parte di quelle banconote solitamente si perdevano per strada. E non è mai stato chiaro se finivano nelle mani di improvvisi intermediari o fossero invece state sottratte in modo più “casalingo”. Secondo indiscrezioni attendibili, anche con le banconote lì fotografate, a qualsiasi cosa servissero, alla fine i conti non sarebbero tornati.

Ecco invece il servizio di Al Jazeera International:

 





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