A chi le Dolomiti patrimonio mondiale? “A noi” gridano e litigano Bolzano, Belluno, Udine, Pordenone…Una rissa veneto-trentina

Pubblicato il 29 Giugno 2009 13:42 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2009 13:42

Con una sentenza storica, le Dolomiti sono state inserite dall’ Unesco nella selettiva lista del Patrimonio Universale dell’Umanità. La decisione è stata presa all’umanità dai 21 membri della commissione riuniti a Siviglia.

L’indomani della risoluzione, l’Italia poteva festeggiare un riconoscimento che coinvolge un’area vasta 231 mila ettari, suddivisi tra le province di Trento, Bolzano, Pordenone, Udine.  Eppure, ancora risuonavano le felicitazioni per il traguardo di un lavoro che dura con alterne vicende dal 2004, che già cominciavano i primi dissapori tra gli attori di questa vittoria.  Cinque province per una catena montuosa protetta da un prestigioso e potente organismo internazionale non potevano non produrre ostilità e divergenze. Non in Italia, almeno. Perché la decisione dell’Unesco vuol dire anche inevitabilmente finanziamenti, enti, poltrone. E nessuno vuole uscirne a mani vuote.

A dare il via alle ostilità, pare sia stato l’assess0re della provincia autonoma di Bolzano, Michl Laimer. A Siviglia,  si era appena aperto lo spumante per festeggiare l’evento, e lui già indicava la città ideale per ospitare la Fondazione, ovviamente Bolzano, e precisava perfino il palazzo dove questa dovrebbe stabilirsi. Una fuga in avanti che non è certo gradita a tutti i detentori di una quota di legittimità sulle Dolomiti e che non hanno fatto attendere la loro replica.  La più piccata è stata quella del governatore veneto Galan che ha tagliato corto: “Se la possono scordare. E’ una rivendicazione grottesca “, ricordando poi la situazione “iperprivilegiata” della città altoatesina.

E a ruota sono arrivate le candidature e le proposte del presidente della provincia di Belluno (“oltre la metà delle Dolomiti è qui”), di quella di Cortina, e di altre ancora. E’ stata la città di Trento, infine, a proporre la soluzione pacificatrice: un anno a turno per tutti i contendenti.  Insomma un compromesso per fare tutti contenti. Ma intanto tutti gli interessati hanno già declinato l’invito. Il che equivale a dire che si litigherà ancora per un poco.